texts testi critici
Rama-Guerzoni
Il mondo di
Carol
La mostra Quanta
luce nel nero propone un dialogo tra due giovani artisti piemontesi:
Carol Rama,
classe 1918 e Andrea Guerzoni,
nato nel 1969. La novantatreenne vincitrice del Leone d’Oro alla carriera
alla Biennale d’Arte del 2003 e il quarantenne appassionato di Alda Merini e
Fernando Pessoa. Una conferma di quanto il coraggio, la spudoratezza, il
rifiuto di ogni convenzionalità costituiscano ancora una chiave d’accesso alla
volontà espressiva dei nuovi talenti. Talvolta capita che queste curiose e
rivoluzionarie prerogative alberghino in personalità anagraficamente
insospettabili.
Le
opere di Carol Rama in mostra coprono un lungo arco di tempo (dal 1939 delle Bolle di vetro al 2003 de Le malelingue) e si dispongono
senza difficoltà tra quelle di Guerzoni: tecniche assai differenti, ma il
dialogo è fitto, intenso. Un mondo disincantato quello di Guerzoni, tra grafie
infantili e provocatorie, figlie di una ricerca linguistica in un patrimonio
letterario di tutto rispetto.
È
come sbirciare tra gli scambi dialettici e affettuosi tra i due, una
frequentazione reale, rispettosa e spassosa del giovane artista a casa della
maga ammaliatrice e irriverente dell’arte italiana.
Il
contrappunto poetico degli aforismi di Andrea Guerzoni si sposa perfettamente
con la progettualità di Carol Rama, che anticipa i tempi, scompiglia le carte,
utilizza materiali insoliti e di recupero giocando con un’idea spiazzante della
corporeità. Non c’è un passaggio di testimone tra Carol Rama e il suo
interlocutore, né filtro generazionale, solo libertà: “L’arte restituisce tutto”.
pubblicato su Art a part of cult(ure) www.artapartofculture.net
Carol Rama e Andrea Guerzoni: due
torinesi a Roma.
Dopo le mostre a due con Louise Bourgeois e Antonio
Marras, Carol Rama si confronta con l’emergente Andrea Guerzoni in
un’esposizione che racconta la frequentazione, l’affetto e le affinità
concettuali tra due artisti appartenenti a generazioni differenti. Così, le
opere figurative dei due protagonisti dialogano tra loro, e si inseriscono in
un mondo di oggetti che richiamano la celebre soffitta di via Napione e
l’immaginario estetico di Carol Rama.
“Quanta luce nel nero” è a cura di Corrado Premuda,
ed è visibile negli spazi di Palazzetto Art Gallery, dal martedì al sabato
dalle 10.00 alle 19.00.
pubblicato su www.contemporarytorinopiemonte.it
Un omaggio ad una grande artista, un atto d’amore e di
dipendenza concettuale nei confronti di un personaggio fondamentale dell’arte
del secolo scorso. Andrea Guerzoni ricostruisce la casa-studio di Carol Rama,
affiancandogli opere personali tese a sottolineare il comune sentire dei due
artisti. Prende forma così un incontro che getta luce sull’esperienza profonda
di una grande artista...
Esprimere ed evocare
l’intenso e complesso universo artistico ed emotivo di Carol Rama (Torino,
1918) attraverso una ricostruzione al tempo stesso fattuale e simbolica della
casa-studio della grande artista torinese, la cui prima partecipazione alla
Biennale di Venezia è datata 1948. Questo l’obiettivo dell’esposizione di
Andrea Guerzoni (Torino, 1969), che nel neonato spazio della Palazzetto Art
Gallery – ancora in via di allestimento, causa alcuni piccoli lavori tecnici
che rendono, almeno ad oggi, la visione della mostra abbastanza
"difficoltosa” – si opera a fondo nella resa delle principali istanze che
hanno animato, ed animano tuttora, l’attività artistica e concettuale di Rama.
Guerzoni, legato all’artista torinese da un’ammirazione trasformatasi con il
tempo in profonda amicizia, sceglie di proporre agli avventori della mostra un
omaggio, un atto d’amore e di dipendenza nei confronti di Carol Rama,
ricostruendo quello che nel tempo, per volere della stessa artista, si è
trasformato nella più importante opera di autorappresentazione: la sua casa e
gli oggetti in essa raccolti e conservati.
"Sono oggetti
d’uso. Li ho sempre visti così, con la carica di sgomento e di erotismo che
introducono nella vita domestica. Ho sempre amato gli oggetti e le situazioni
che venivano rifiutati”. In queste parole di Rama è contenuto tutto il
significato che tale collezione, una minima parte di quella attualmente
presente nella casa dell’artista, rappresenta all’interno del mondo che ne ha
animato pensieri ed opere lungo decenni di attività: gli oggetti, spesso presi
in carico nel loro essere materiale di scarto, portano con sé tutta la carica
del vissuto che li ha visti protagonisti, evocano in modo deciso sia la vita
che l’arte di cui sono stati attori, portando con sé un carico di esperienza
trascurato.
L’operazione di Guerzoni, se da una parte ricolloca tali oggetti all’interno di
un’esposizione che ne sottolinea la valenza simbolica, dall’altra si impegna
nell’evidenziare punti di contatto artistici e concettuali tra i due: al di là
delle evidenti riprese iconografiche di opere quali Eros -serie di matite su
carta musicale-, attraverso una serie di opere pittoriche e grafiche personali
il giovane artista torinese pone in essere una comunanza di riferimenti ad un
mondo surrealista in bilico tra la provocazione disturbante (si dovrebbe forse
dire conturbante, si vedano opere quali I presagi di Birman o gli oggetti
esposti nel Palco allestito dal giovane artista) e poetica espressione di
un’innocenza giovanile perduta ma sempre presente nella vita dei due
protagonisti.
Ecco così la casa di
Rama prendere forma e vita, ed insieme ad essa le suggestioni che da sempre ha
rappresentato per chiunque gli abbia fatto visita. "L’arte
restituisce tutto” recita un aforisma di Carol Rama ripreso in uno
scritto di Guerzoni: nella capacità evocativa di una collezione di oggetti e
nella forza artistica di un confronto tra universi concettuali comuni, la
stupenda "ossessione” del giovane artista si materializza, restituendo a
Carol Rama quella luce tanto ricercata fin dal titolo della mostra.
pubblicato su EXIBART martedì 8
novembre 2011
Andrea Guerzoni: io e Carol Rama.
La
casa di Carol Rama è un’opera d’arte piena di oggetti curiosi e teatrali, una
fonte d’ispirazione per Andrea Guerzoni che, dopo una lunga e costante
frequentazione con l’artista, ha ideato, progettato e curato l’allestimento
della mostra Quanta luce nel nero
in cui convivono opere pittoriche e grafiche dei due artisti torinesi e
installazioni di oggetti che richiamano il mondo di Carol Rama. Scrive Corrado
Premuda nel testo di presentazione in catalogo: “Questi utensili per
improbabili stregonerie dialogano qui con le opere grafiche e pittoriche di
Andrea Guerzoni e con tutto l’immaginario estetico di Carol Rama e il risultato
non prende solo la forma di un omaggio, ma di una vera e propria dichiarazione
d’amore.”
Frasi, pensieri, battute e ricordi di Carol Rama sono diventati anch’essi una
componente importante di questa mostra e, raccolti da Guerzoni col titolo
“Avanti Savoia! Gli aforismi del lunedì pomeriggio”, sono presenti in catalogo
e ripresi nell’installazione e rappresentano un originale e spiazzante omaggio
ai 150 anni dall’Unità d’Italia.
Abbiamo
rivolto ad Andrea Guerzoni alcune domande sul rapporto artistico e di amicizia
con Carol Rama.
Cristina Favento (CF): Andrea Guerzoni, si ricorda la prima volta
che ha visto delle opere di Carol Rama? Che cosa ha pensato?
Andrea Guerzoni (AG): Credo di essere incappato nel lavoro di
Carol Rama nella seconda metà degli anni Novanta, senza avergli riservato la
dovuta attenzione. In un’edizione di Artissima, Fiera Internazionale d’arte
contemporanea a Torino, ricordo di aver provato addirittura fastidio nel vedere
una gigantografia che ritraeva l’artista ottantenne. Pensai che volessero
“vendere” il personaggio. Solo tardivamente, all’inizio degli anni Duemila, ho
iniziato a conoscere ed apprezzare davvero le opere di Carol.
CF: Dell’artista Carol Rama che cosa apprezza maggiormente?
AG: Il coraggio nella scelta di soggetti e tematiche,
l’istintività del segno e la misura nell’uso del colore, la dote compositiva.
CF: E del personaggio Carol Rama che cosa pensa?
AG: Da quando conosco bene Carol di persona, trovo il
personaggio-Rama magnifico. È stata geniale ad alimentare negli anni la sua
leggenda, complice un carattere che può risultare bizzarro e bizzoso ma per me
davvero affascinante! Carol nasconde la sua fragilità e timidezza utilizzando
modi schietti e talvolta irosi, usa il turpiloquio con gioiosa teatralità, per
stupire, imbarazzare, divertire l’interlocutore. Carol Rama è esotica, erotica,
eroica, nella splendida definizione di Lea Vergine, e tanto altro ancora. La
adoro e le voglio un gran bene!
CF: Com’è nata l’idea di questa mostra a due che vede le sue
opere e quelle di Carol Rama condividere uno spazio e un progetto?
AG: La frequentazione della sua casa-studio è diventata da più di
un anno e mezzo un appuntamento fisso a cadenza settimanale. Questo tempo
speciale in compagnia di Carol ha fatto sì che la fascinazione per l’artista si
traducesse in affetto e complicità. L’atmosfera, gli oggetti e i colori in
quello spazio eccezionale hanno stimolato la creatività. È nata così
l’esigenza, ad un certo punto, di fissare tutto questo e tradurlo in arte. La
mostra è il naturale svolgimento di questo nostro dialogo.
CF: Ci racconta cosa sono gli aforismi di Carol Rama?
AG: Carol ha da sempre una dialettica arguta, sfrontata,
energica. Sue cifre sono la concisione, la brevità e l’essenzialità. Carol
utilizza spesso questa strategia espressiva repentina per non concedere il
diritto di replica, sia in caso di giudizio, insulto o affermazione benevola. È
stata la ormai naturale predisposizione all’aforisma a farmi appuntare le
argute, ma sempre più rarefatte, frasi di Carol: i pensieri e ricordi, le
sentenze e i motti di spirito di un’artista del suo valore, quasi novantaquattrenne,
andavano raccolti e condivisi.
CF: Su cosa si basa la sua amicizia con Carol Rama?
AG: L’amicizia si basa forse sul bisogno inconscio di
rassicurazione di entrambi, sulla capacità di comprendere il linguaggio
dell’altro, sulla disponibilità all’accoglienza in questo presente fragile ma
bellissimo.
Fucinemute, novembre 2011
CAROL RAMA - ANDREA GUERZONI
Quanta
luce nel nero
di
Virginia De Simoni
“L’arte restituisce tutto”, recita uno dei versi di
Carol Rama negli Aforismi del lunedì
pomeriggio. Ed è infatti l’arte a restituire finalmente alla città di Roma
diversi ambienti di palazzo Caetani, dimora della famiglia Mattei dalla seconda
metà del Cinquecento. Il Palazzetto
art gallery, inaugurato il 29 ottobre con la mostra Quanta
luce nel nero, si affaccia su via delle Botteghe Oscure e si insinua
strategicamente come crocevia verso largo Argentina.
Un ambiente minimal cubico e bianco viene trasformato in un’affollata stanza:
la stanza di Carol Rama
(Torino 1918) e Andrea
Guerzoni (Torino 1969), paradigma dello straripante solaio in
cui finora il rapporto dei due artisti si è consumato. La casa di Carol Rama,
la cui prima partecipazione alla Biennale di Venezia risale al 1948, è stata
infatti nell’ultimo anno unico teatro dei loro incontri del lunedì pomeriggio.
Sebbene Guerzoni sia tecnicamente più grafico e presenti accenti comuni alla
corrente pop surrealista statunitense, la sua visionarietà lo accosta all’arte
della Rama. L’artista, esponente del gruppo Mac (Movimento arte concreta) negli
anni Cinquanta, è continuamente citata dalle tele, nelle installazioni, dai
disegni del giovane torinese. E proprio L’arte
restituisce tutto è l’aforisma ricamato in una delle tele che compongono Sinfonia n. 9, le quali, ricoperte di
stoffa, «ricordano le fantasie e le tonalità presenti a casa di Carol, oltre a
creare il pendant della sua opera Quarto
movimento» ha spiegato Guerzoni al vernissage. L’arte sta restituendo a
Carol, attraverso lo scambio con Guerzoni, la notorietà e le soddisfazioni che
tanto hanno tardato ad arrivare.
Ogni pezzo dell’esposizione è lì a celebrare e onorare le sue ricerche; così le
installazioni, disseminate ovunque nello spazio, sono composte da oggetti d’uso
quotidiano e dotate di una valenza simbolica che ne trascende completamente il
significato. Ne è un esempio la creazione di palcoscenici con l’impiego di
consunte cassette di legno, al cui interno isolano e presentano al pubblico,
come protagonista unico e solo, un oggetto. «Quest’idea del Palco – così
Guerzoni lo descrive e intitola – è nata proprio a casa di Carol, solo che
nelle cassette lei è solita conservare riviste, giornali, carte da cui non
vuole separarsi. Ricordi, souvenir e tracce di ciò che è stato, cose da cui non
può prescindere per essere la donna e l’artista che è oggi».
Il feticismo di Carol Rama è quindi lo spunto per Andrea Guerzoni per indagare
anche nei simboli del suo stesso passato: ditali, lame da barbiere, pettini,
elementi vegetali. La storia personale e familiare dei due artisti si intreccia
(nonostante l’enorme differenza d’età) in un continuo omaggio, che attraverso
l’esposizione, permette a Guerzoni di dichiararle il suo amore. Il Palazzetto
art gallery nasce presentando al pubblico una storia singolare. Una storia
artistica a tutti gli effetti, ricca di umiltà, di affetto, di scambio e
ricerca estetica comune. L’arte restituisce tutto.
Inside Art, novembre 2011
I
due artisti, di due generazioni così diverse, si frequentano a Torino, in una
casa, quella della Rama, che non è solo un luogo in cui lei vive, ma anche
l'espressione della sua personalità, sia d'artista che di donna. Spesso
considerata scandalosa, aggressiva, è però certamente un'artista di valore,
innovativa, che per certi versi richiama la personalità complessa della
poetessa Alda Merini. Sono infatti angosce e traumi esistenziali a fare da
ispirazione ai soggetti delle sue creazioni. Negli anni Cinquanta le sue opere
sono chiaramente aderenti al MAC, Movimento Arte Concreta, che si sviluppa a
Torino.
Nel
decennio successivo, il poeta genovese
Edoardo Sanguineti recentemente scomparso definisce alcuni dei
suoi quadri bricolage,
dove utilizza gli oggetti da lei usati, in un mix tra pittura e installazione.
Negli anni Ottanta ritorna al figurativo, negli anni Novanta riprende anche la
tecnica dell'incisione, già praticata negli anni Quaranta con la serie delle Parche.
Nel
2003, l'artista riceve il riconoscimento del Leone d'Oro alla Carriera alla
cinquantesima Biennale veneziana. Insomma, finalmente viene riconosciuta come
protagonista dell'arte del Novecento. Le sue figure gridano il dolore e
vogliono essere "vendicate", dai colori, talvolta violenti, si può
udire la voce disperata di una donna non capita, vittima delle
"Malelingue", che poi è anche il titolo di una delle sue opere più
ironiche e dissacranti, presente anch'essa alla mostra romana. Da molte di
quelle opere e dagli oggetti della casa dell'artista trae ispirazione l'altra
metà della mostra, quella con le opere di Andrea Guerzoni (DC di Guerzoni, per
esempio, è chiaramente legata alle Malelingue di Rama).
Non
resta che gustarsi le opere dell'artista per comprenderla meglio. E gustare il
suo mondo, in interazione con il gusto illustrativo e anticonformista di
Guerzoni, artista di indubbio valore. Così commenta Premuda, curatore: «Questi utensili per improbabili stregonerie
dialogano qui con le opere grafiche e pittoriche di Andrea Guerzoni e con tutto
l'immaginario estetico di Carol Rama e il risultato non prende solo la forma di
omaggio, ma di una vera e propria dichiarazione d'amore».
Un'interazione fatta di dialogo tra le opere, intreccio delle due personalità,
armonioso gioco degli oggetti e delle installazioni da ammirare nel
bianchissimo spazio della Palazzetto Art Gallery.
Artitude, ottobre 2011
Sono
oggetti evocativi, che sembrano usciti da un antiquario o emersi da una vecchia
cantina, quelli che riempiono la casa di Carol Rama e che svelano meglio
di qualunque parola l’intenso universo visionario ed emotivo di un’artista
originale e dall’inventiva crudele e ironica. Oggetti feticcio e materiali che
spesso Carol Rama ha poi utilizzato per le sue opere. La stessa Carol e le sue
opere potremmo dire che sono, a loro volta, feticci per Andrea Guerzoni.
Attratto
dai lavori e dalla personalità della grande artista, Guerzoni scopre un sottile
legame con quella poetica: sia con le figure brutali ed erotiche che con le
opere più informali – i quadri del periodo del MAC ed i collage –
lievemente squilibrate pur nella logica razionale e nella sapiente
distribuzione dei pesi.
Di Carol
Rama lo conquista il misto di istintività e di misura: lei è indubbiamente
un’artista-personaggio che può contare però su un rigore che la caratterizza
tutta, anche nell’allestimento della propria casa-studio dove la disposizione
degli oggetti è studiata e quasi teatrale.
La
frequentazione della casa di Carol Rama è diventata per Guerzoni un
appuntamento fisso a cadenza settimanale. “In questo periodo”, dice Andrea
Guerzoni, “ho una comunicazione preferenziale con Carol, fatta di parole,
segni, gesti, attenzioni, rassicurazioni, tenerezze, parolacce, battute di
spirito, invenzioni, gelati al cioccolato… ma anche di sguardi e di silenzi
complici.” Guerzoni, che ha ideato, progettato e curato l’allestimento di
questa mostra, ammette che mai avrebbe immaginato di poter esporre in una
mostra a due insieme alla sua artista preferita: non di un desiderio realizzato
si tratta bensì del naturale svolgimento in forma artistica dell’esperienza
eccezionale delle visite a Carol da parte di un artista. “Un’appropriazione
indebita? Forse, ma la vita stessa lo è”, scherza Guerzoni ricordando una
citazione di Rama.
Chi ha
avuto modo di guardare le immagini della casa di Carol Rama o la fortuna di
frequentarla, vi troverà una rispondenza con l’allestimento di questa mostra;
gli altri riusciranno senz’altro a coglierne l’essenza in questa sorta di
“stanza delle meraviglie”. Gli oggetti della casa di Carol Rama sono stati
fonte d’ispirazione per Andrea Guerzoni: “Ho scelto alcuni oggetti e materiali
che richiamassero il mondo di Carol Rama e li ho voluti isolare, mettere in
luce e sistemare in maniera ordinata. Li ho chiusi in vecchie cornici,
cassette, vetrinette e scatole di legno e messi sotto campane di vetro, tutte
usate e vissute.” Oggetti eterogenei e minimi come quelli che lei ha usato per
fare i collage o che ha inserito come citazione nei suoi
quadri o che le sono serviti per allestire la sua casa-studio.
Carol Rama
ama ciò che “fa vissuto”, gli oggetti carichi di tracce d’esperienza: “Sono oggetti d’uso. Li ho sempre visti così,
con la carica di sgomento e di erotismo che introducono nella vita domestica.
Ho sempre amato gli oggetti e le situazioni che venivano rifiutati.” Ecco
che allora gli oggetti, che a casa di Carol Rama e nella sua arte appaiono come
accumulo, “materiali conturbanti” nella perfetta definizione di Edoardo
Sanguineti, diventano in questa mostra, scarnificati e solitari come semplici
reperti di memoria, dei personaggi con una propria vita, soggetti per un teatro
crudele e sublime.
Questi utensili per
improbabili stregonerie dialogano qui con le opere grafiche e pittoriche di Andrea Guerzoni e con tutto
l’immaginario estetico di Carol Rama e il risultato non prende solo la forma di
un omaggio, ma di una vera e propria dichiarazione d’amore. Lontano da una mera
citazione o da un’inutile emulazione, Guerzoni riesce a raccontare la sua
passione per l’artista e il tempo trascorso in sua compagnia attraverso curiosi
ritratti, inquietanti e commoventi, e con l’ostensione di feticci di varia
natura.
Talvolta
il rapporto iconografico fra i lavori dei due artisti è più evidente, come nel
caso dell’installazione con le campane di vetro e di Bolle di vetro,
olio su tavola di Rama del 1939, o come nel caso della serie Eros, lavori a matita su carta da musica, datati 1944 quelli di Carol Rama,
odierni quelli di Guerzoni. Altre volte le corrispondenze sono più celate, come
per Quarto movimento di Rama, olio su tela del 1952, e Sinfonia
n. 9 (Allegro ma non troppo), serie di tele in stoffa colorata, lavoro di Andrea
Guerzoni del 2011.
Nei lavori
grafici e pittorici di entrambi si può scorgere un piglio sapientemente naïf:
se nella figurazione di Carol Rama è possibile intravedere una tensione
espressionista, in quella di Andrea Guerzoni appare una certa vicinanza con il
pop surrealismo. Per tutti e due, protagonista è un’adolescenza inquieta, una
serietà ricercata mista a una garbata spregiudicatezza.
I due
artisti offrono al visitatore soggetti e oggetti carichi di storia, di vita, o
meglio di un vissuto, di quell’insieme intimo di energia e gentilezza,
timidezza e vigore che contraddistingue il loro carattere e che forse
rappresenta il segreto che a stento entrambi custodiscono.
Tra gli
oggetti esposti ce ne sono alcuni fortemente intrisi di ossessioni autobiografiche
che riescono però ad assumere una portata più ampia: i rasoi da barba a mano
libera fanno immediatamente pensare ai due ritratti del padre fatti da Carol
Rama, mentre i recipienti in vetro con all’interno elettrodi di metallo
richiamano per Guerzoni la chimica e il mestiere di suo padre. Si tratta di
oggetti simbolici, già di per sé patrimonio del mondo dei fanciulli, ma i due
artisti assegnano a ciascuno di essi una valenza nuova, come una pratica da Wunderkammer,
da cabinet des curiosités, che ricorda più le scatole di oggetti di
Joseph Cornell, giocattoli di fantasia per adulti, che gli objét trouvé
destinati a metamorfosi dei surrealisti. E in un’epoca supertecnologica come
questa nostra, Rama e Guerzoni utilizzano – per contrasto – oggetti di scarto o
di scarso valore che ai loro occhi assumono un valore poetico, quella poesia
che è propria dei bambini.
“Quante ne
abbiamo fatte…” Ad un certo punto della frequentazione con Andrea Guerzoni,
Carol Rama ha iniziato a parlare al plurale, come se l’amicizia fosse stata di
vecchia data, forse con un bisogno inconscio di rassicurazione, un modo per
offrire all’altro forza e importanza e per riceverne a sua volta. La raccolta
da parte di Guerzoni di frasi, pensieri, battute e ricordi di Carol Rama è diventata
una componente importante di questa mostra, una sorta di primordiale
ispirazione. Sono nati così Gli aforismi del lunedì pomeriggio,
presenti in catalogo e ripresi nell’installazione a muro sottoforma di piccole
tele di diverse stoffe e dimensioni, alcune delle quali con l’aforisma
ricamato.
Dagli
incontri del lunedì pomeriggio sono nati dei giochi grafici che svelano il
dialogo rarefatto tra le due personalità, un dialogo dove le suggestioni di
Rama e il segno di Guerzoni si intrecciano e appaiono una reminescenza poetica,
un’eco di quella esperienza.
È
tutto molto scuro: i muri sono quasi neri, le finestre sono oscurate con
tessuti spessi e corvini, i pochi mobili sono bruni, ma l’impressione non è
quella di un luogo tetro e minaccioso. A Giovanni pare addirittura il luogo più
magico e luminoso mai visto!
“Quanta
luce nel nero”, esclama Carol Rama un lunedì pomeriggio.
PREMATURITA’, il
nuovo libro di Corrado Premuda: solarità e ombra dell’essere nell’attimo
dolce e meschino
Andrea Guerzoni ha illustrato ciascun capitolo
interpretando i dolci titoli come creature dotate di vita nascosta,
con uno stile sintetico e introspettivo che rende ai difficili soggetti
un’anima mai sdolcinata e banale.
AFORISMI DISEGNATI, COMPLEANNI E REALITY LETTERARI: ANDREA GUERZONI ILLUSTRA CORRADO PREMUDA
Sono in mostra a Trieste, allo spazio
Studiocinque e altro, le illustrazioni per il primo romanzo di Corrado Premuda
Prematurità, edito in croato
È una scrittura lieve, di una leggerezza quasi
impalpabile e più che sostenibile, lo stile che caratterizza in modo evidente Corrado Premuda, triestino,
classe 1974.
Arrivato al suo primo
romanzo, Prematurità /
Sazrijevanje, tradotto in croato e pubblicato prima nel Paese
dell'ex Jugoslavia che non in Italia – in un (purtroppo) ormai sempre più
tipico meccanismo di “fuga di cervelli”, in questo caso di penne, all'estero –
ha voluto che quel libro venisse illustrato da un artista un po' surreale, un
po' bambinesco, dal tocco lieve e gradevole, ammiccante al lettore e sempre
leggero. Illustrazioni in bianco e nero, corredati qui e là da un tocco di
rosso, come nella copertina, in cui il color sangue va a riprendere la grafica
del titolo.
Un mondo che si dischiude,
quello delle torte costruite come un “aforisma
disegnato”, come dice proprio Guerzoni stesso parlando del suo
lavoro, con “un segno veloce ma
incisivo”, “quasi come
se le torte fossero dei personaggi”(!!).
È su questo surrealismo che
si basa un po' la filosofia del romanzo. Un'affinità che si è trovata lavorando
entrambi su un soggetto con strumenti creativi diversi, ovvero Premuda
attraverso la scrittura e Guerzoni attraverso l'illustrazione.
La mostra Sweet
Blink, che lo Studiocinque e altro dedica a queste
illustrazioni, vuol mostrare proprio questi contatti tra romanzo e
illustrazione, in un'alternanza sempre più evidente di linguaggi che oggi
diventa terreno frequente di scambio, di fruizione da parte del pubblico –
lettore e spettatore al tempo stesso – ma in questo caso con l'immediatezza
della parola e dell'illustrazione.
Andrea Guerzoni, torinese, diplomato
all'Accademia Albertina delle Belle Arti in Pittura, non è nuovo alla
cosiddetta “arte dell'aforisma” che lui stesso cita.
“Guerzoni coltiva l'arte dell'aforisma per
consegnare in pochi istanti un frammento dell'esistenza” (dalla
biografia dell'artista). E infatti una delle sue pubblicazioni è la raccolta di
poesie e aforismi Un silenzioso frastuono. Poesie per Alda Merini,
Aforismi, Un papavero al giorno. Aforismi d'agosto e tanti altri.
Non è nuovo nemmeno a
Trieste, dove ha già esposto al caffè equosolidale Knulp, punto d'incontro di
molti artisti della nuova avanguardia, con due mostre di cui l'ultima ha un
titolo molto sagace e leggero: "L'elogio del riccio". “Il tono mordace, la levità gradevole quanto
ingannevole che fa da supporto a contenuti in genere ponderosi, sono la sua
cifra stilistica” si legge nella biografia dell'artista. Una cifra
che, in un mondo sempre più votato alla drammaticità e alla pesantezza,
andrebbe adottata da tutti gli artisti, come un obbligo morale verso una
società che ha bisogno di leggerezza calviniana. E speriamo che le torte di
Guerzoni e Premuda ce ne portino un po'.
La mostra Sweet Blink è visibile a
Trieste, nel delizioso spazio Studiocinque
e altro, fino al 18 giugno 2011. Per informazioni: www.studiocinqueealtro.com
Leggi l'intervista in Artitude ai
due artisti!
Inaugura a Trieste la mostra Sweet Blink di
Andrea Guerzoni, illustratore del libro "Prematurità" di Corrado
Premuda, edito in croato
Allo "Studiocinque e altro", il 27 maggio
2011 alle 19, inaugura la mostra di illustrazioni surreali e poetiche di Andrea
Guerzoni per il libro edito in croato Prematurità
/ Sazrijevanje dello scrittore triestino Corrado Premuda, al suo
primo romanzo. Un assaggio delle illustrazioni e della loro genesi qui.
Com'è nata la collaborazione tra scrittore e
artista? È nato prima il libro e poi le illustrazioni o sono nati insieme?
Corrado
Premuda: È nato prima il romanzo. Quando si è presentata l’occasione della
pubblicazione della traduzione in lingua croata (che precede, per altro, la
versione originale in italiano, tuttora inedita) ho pensato a cosa avrei voluto
ci fosse in copertina. Ogni capitolo di “Prematurità / Sazrijevanje” porta il
nome di una torta e la festa di compleanno è uno degli appuntamenti centrali
del romanzo, per cui mi sarebbe piaciuto avere una torta in copertina.
Combinazione vuole che mentre ne stavamo discutendo con l’editore Antibarbarus
di Zagabria io abbia conosciuto Andrea Guerzoni, i cui disegni mi hanno subito
conquistato: gli ho chiesto di inventare una torta per la mia copertina e lui
ha accettato. Anzi, con grande entusiasmo e generosità, ha voluto creare
un’illustrazione per ciascun capitolo del libro croato.
Andrea
Guerzoni: Ho conosciuto Corrado in occasione della mia seconda mostra personale
triestina, a febbraio dell'anno scorso. Per l'occasione Corrado ha iniziato a
scrivere articoli e testi critici sul mio lavoro e io ad interessarmi al suo di
scrittore. Quando mi ha chiesto di realizzare un disegno di una torta per la
copertina del romanzo ci ho preso gusto e ho incominciato a farne diverse:
d’altronde sono un buon cuoco e un ottimo buongustaio!
A seconda di
chi ha iniziato prima, come si sono influenzate reciprocamente le due forme
artistiche?
AG: Ho realizzato i disegni prima di leggere il romanzo. A metà
lavoro ho ricevuto da Corrado solo l'elenco delle torte che introducevano ogni
capitolo. Sono stati disegni "empatici". Li ho pensati da subito come
lavori evocativi ma con personalità, quasi come se le torte fossero dei
personaggi. Un segno veloce ma incisivo, un aforisma disegnato!
Scrittura e disegno non si sono influenzati ma incontrati sul
terreno della reciproca stima ed affinità su diversi argomenti. Ci accomuna
senz'altro la passione per la letteratura e per alcune personalità femminili
dal forte carisma: in particolare lui mi ha fatto scoprire Leonor Fini e io Carol
Rama.
Nel libro si parla di un "reality
letterario" in cui vengono al pettine nodi personali ormai resi pubblici
dalle attuali forme mediatiche. Come ritenete che debba reagire la letteratura
(Corrado) e l'arte (Andrea) di fronte a questo denudamento del privato? È
necessario, cioè, sfuggirlo, oppure è meglio farvi fronte con una creazione che
alla fine dei conti faccia luce sugli aspetti della vita privata, rifuggendo i
canoni e i luoghi comuni del reality classico, quello televisivo?
CP: Nel romanzo il fattore “reality”
consiste nel fatto che uno dei personaggi, a causa di un pasticcio familiare,
viene trasformato a sua insaputa nel protagonista di una web novel. La sua
storia privata, quindi, diventa pubblica. Ma per me questo espediente è
finalizzato alla costruzione della trama e il riferimento al reality televisivo
ha più una valenza evocativa.
AG: Ognuno fa
quello che ritiene più giusto e consono, possibilmente nel rispetto della
propria natura e forma artistica: nel mio caso credo che una parte dichiarata
del proprio privato possa servire da ponte fra artista e fruitore. Nel mio
lavoro propongo qualche accenno profondamente privato e soggettivo nel quale
anche l'altro possa riconoscersi o trovare un differente punto di vista su cui
soffermarsi.
Si può parlare di "surreality", più che di reality,
guardando le illustrazioni di Andrea. Questa potrebbe considerarsi come una
vostra risposta alla volgarità mediatica dell'attuale proposta artistica (in
tutti i sensi: televisiva, cinematografica, letteraria), che invita più al
voyeurismo?
CP: Forse è un’ambizione la mia, ma di solito,
scrivendo, cerco sempre di inventare personaggi, storie, situazioni, come se
giocassi, un po’ come i bambini che raccontano a se stessi, ad alta voce, i
passaggi di un loro gioco visionario. Scrivendo mi metto in una sorta di
universo parallelo che giustamente si potrebbe definire surreale anche se
ancorato alla realtà. Dalla realtà attuale traggo ispirazione per citare dei
linguaggi più che per far riferimento a delle situazioni volgari o banali.
AG: Al
voyeurismo spicciolo rispondo spesso con una attenta e riservata osservazione e
conoscenza dell’altro, uno stare alla finestra per scrutare il mondo, anche
quello dentro di sé, e confrontarsi con esso, un atteggiamento caro ad uno dei
miei poeti preferiti, Fernando Pessoa. Il disegno e la pittura, l’arte in
genere, sono cosa differente dalla realtà ma in questa si esprimono e di questa
è intrisa la mia figurazione.
Avete dei progetti futuri in comune?
CP:
In luglio curerò una mostra di Andrea Guerzoni nelle Marche, per l’autunno è
invece previsto un suo grosso progetto espositivo per cui dovrei scrivere un
testo. In campo editoriale stiamo rifinendo una storia illustrata scritta da me
e disegnata da Andrea.
AG:
Sì, di progetti ce ne sono diversi. Molti ce li dobbiamo ancora raccontare. Ad
esempio io vorrei che Corrado scrivesse una biografia di Carol Rama che gli ho
fatto conoscere di recente e che adoro.
LA RIVELAZIONE NEL SEGNO
L’immaginario infantile ritorna nel lavoro di Andrea
Guerzoni ma
limitatamente alle forme. Qui il bambolotto, testa grande e corpo piccolo, ad
un certo punto addirittura con le cuciture a vista, nemmeno il peluche di quando eravamo
bambini ma l’archetipo stesso del giocattolo, morbido ed educativo, si
trasforma in una sorta di transfert dell’uomo comune. Apparentemente
innocuo esso diventa il pretesto per un racconto sulle identità. La maschera copre il
viso e le vergogne ma non è sufficiente a nascondere la rabbia.
ANDREA
GUERZONI: L’AFORISMA COME PROCEDIMENTO ARTISTICO
La
brevità nel cogliere e fermare pensieri, sensazioni, idee attraverso
un’immagine o una frase stringata è forse l’emblema e insieme la sintesi dei
nostri tempi. L’uomo ha bisogno di raccontarsi, di descrivere la realtà con le
sue parole, di comunicare con gli altri usando codici comprensibili che siano al
tempo stesso personali e condivisibili. L’arte e la poesia hanno da sempre a
disposizione due strumenti efficaci e affascinanti per attuare questo processo
di comunicazione istantanea: il disegno e l’aforisma. E sono queste due
pratiche, dalla stessa illimitata densità visionaria, i veicoli creativi di Andrea
Guerzoni.
Immagine
e parola camminano insieme nei suoi lavori, nei quadrotti, nei librini di
poesie e disegni, nelle illustrazioni e nelle pitture ma sono capaci di vivere
in autonoma armonia. Danno vita a una serie di personaggi dalle caratteristiche
contrastanti: sono esseri sinistri e ingenui, figure animate delicate e crudeli,
piccole ombre nere e commoventi, disarmanti e spietate. Schizzi che prendono
vita dalla tensione emotiva di un sentimento o che sbocciano per contrasto da
un’esperienza dolorosa. Ciascun personaggio, animale o cosa, ha una sua storia
a cui lo spettatore e il lettore si appassionano o rappresenta una figura
retorica, la personificazione di un’arte, di azioni e sentimenti umani. A questi personaggi Guerzoni abbina in alcuni suoi lavori brevi
sentenze o motti di spirito che svelano i nostri vizi e le nostre virtù.
Tra
le fonti d’ispirazione di questi esseri disegnati ci sono l’arte visiva, la
letteratura, in particolar modo la poesia, e la musica. Gli autori preferiti da
Guerzoni comprendono importanti artisti, Carol
Rama, Louise Bourgeois e Leonor Fini prima di tutti, grandi
poeti come Fernando Pessoa e Alda Merini, ma anche interpreti
della canzone tra cui Mia Martini e Gabriella Ferri. Il processo
che instaura l’artista a contatto con questi modelli è un omaggio che non
rimane superficiale né tanto meno scade nella facile citazione: nelle sue mani
le caratteristiche e le suggestioni dei maestri diventano materia plasmabile e
duttile e contribuiscono a dar vita a delle creaturine originalissime e indipendenti.
Così Guerzoni si trasforma nel padre di queste nuove figure che mantengono un
legame con la fonte d’ispirazione ma procedono sicure sulle proprie gambe.
Emblematico
è il caso di Aldina, personaggio creato dall’artista partendo da Alda
Merini: una donnina arruffata e spaesata, dagli occhi segnati e con la gonna
dondolante, alle prese di volta in volta con un pianoforte suonato al
contrario, con una serie di papaveri che le appaiono e la travolgono, con delle
api dispettose che la fanno volare e precipitare a terra. Nei disegni di
Aldina, e negli aforismi che accompagnano il librino “Un papavero al giorno”,
Guerzoni gioca con alcuni elementi che appartengono alla storia di Alda Merini
(il disagio psichico, il candore e la fragilità caratteriali, i suoi oggetti
feticcio, come il pianoforte e gli immancabili orecchini), e alle sue poesie ma
ne trae poi una creazione tutta sua, dal tratto sicuro e personale, imperniata
sull’uso esperto del bianco e nero a cui si aggiunge, a tempo debito, il
rosso.
Creando
con gusto e sensibilità immagini e poesia, Guerzoni adotta l’aforisma come
procedimento artistico. Il suo segno grafico, formato da un insieme di linee
leggere e di linee decise, si rispecchia e completa nel significato dei suoi
frammenti lirici e viceversa: allora il disegno e le parole simboleggiano
un’unica visione, una sola idea artistica. Surrealtà illustrata? Evocazione
fantastica? Creazione grafico-letteraria? Qualunque sia la definizione che se
ne voglia dare, il lavoro di Andrea Guerzoni segue un percorso alternativo che
racconta altre storie, altri esseri, altre verità. Come ha scritto Karl Kraus:
“L’aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza verità o una verità e
mezza”.
L'opera
è un elogio ed un omaggio ad una grande e sfortunata donna: la poetessa Alda
Merini, intellettuale magica e forte. Tra poco meno di un mese è trascorso un
anno dalla sua morte. Con questo soggetto, intitolato "L'elogio, un
papavero al giorno" (elogio di Alda Merini) l'artista Andrea Guerzoni
era andato in finale della mostra concorso.
"L'
elogio" è in realtà un trittico. Nasce dalla serie "Aldina",
disegni che accompagnano gli aforismi del "librino" d'arte "Un
papavero al giorno" del 2005.
Guerzoni
vive e lavora a Torino, è diplomato in Pittura all'Accademia Albertina delle
Belle Arti ed ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive. Coltiva
l'arte dell'aforisma per consegnare in pochi istanti un frammento
dell'esistenza. In una situazione al tempo stesso tragica e comica, il pianto e
il riso, l'alto e il basso, il sublime e il triviale si intrecciano in un unico
"ri-tratto".
L'artista
predilige artisti crepuscolari o notturni, dalle abitudini solitarie e
scontrose, capaci di trasformarsi come i ricci in una sfera spinosa
difficilmente attaccabile, ma dall'animo gentile e fragile. Ecco allora le
citazioni e gli omaggi ad Alda Merini, Fernando Pessoa e Carol Rama si
ripetono in maniera fedele e quasi maniacale. Col tempo la compagine si è
arricchita di altre infatuazioni: per Louise Bourgeois, Semiha Berksoy, Leonor
Fini con rimandi alle dolenti note musicali di Luigi Tenco, Mia Martini,
Gabriella Ferri.
"....figurine all'apparenza divertenti, inoffensive e
rassicuranti, simili ai disegni per fumetti o a quelli infantili. In realtà portatrici
di tematiche e messaggi disorientanti, irritanti, niente affatto frivoli come
la sofferenza e la difficoltà esistenziale e psicologica. Scegliendo questi
maestri di "vita difficile", l'artista torinese ha voluto
sottolinearne il legame di affinità spirituale e fare loro un sincero elogio,
attraverso l'uso di un linguaggio grafico carico di leggerezza ed ironia" ha scritto Claudia Giraud (storica e
critica d'arte) a proposito dei personaggini di Guerzoni.
Leonor Fini è uno di quei personaggi che ispira gli altri
artisti. La sua forte personalità, il gusto innato per il bello e per il
bizzarro, il suo essere sempre artista e opera d’arte di se stessa, ne hanno
fatto un oggetto di osservazione e contemplazione, ieri come oggi. Non sono
pochi i colleghi artisti che l’hanno omaggiata, già in vita, e che hanno
realizzato opere di fantasia ispirate a lei.
A parte scrittori, poeti, designer, pop-star che l’hanno a
vario titolo celebrata e citata, è interessante la produzione di alcuni artisti
che hanno reinventato il personaggio Leonor Fini sottoforma di caricatura. Già
nel 1945 il pittore e scrittore Mino Maccari, quando la conosce a Roma durante
la seconda guerra mondiale, trasforma Leonor e la sua aria snob da “diva
dell’arte” in una serie di disegni ironici e pungenti che sbeffeggiano la
completa estraneità della Fini dal dibattito artistico romano di quegli anni.
Le vignette di Maccari vedono Leonor in versione “pittrice-guerriero” mentre
combatte contro illustri colleghi artisti come Fabrizio Clerici e Renato
Guttuso. Queste immagini corredano il libro le “Interviste di frodo” di
Marcello Venturoli pubblicato da Sandron nel ’45. Tre anni dopo, quando Leonor
rientra stabilmente a Parigi, conosce Balthus
il quale, al termine di un loro incontro al ristorante Le
Catalan, disegna a caldo una caricatura della collega sulla tovaglia di carta.
Con pochi segni di matita, Balthus evidenzia l’elaborata acconciatura di Leonor
Fini e anche lui sembra ironizzare sull’aria eccessivamente distaccata del
personaggio.
E veniamo ai giorni nostri: nell’estate 2010 Andrea Guerzoni, in vacanza a
Trieste, trascorre una giornata al mare nello stabilimento balneare La Lanterna
che sorge poco lontano dallo stabilimento Savoia che Leonor frequentava negli
anni Trenta. Ispirato evidentemente dai luoghi in cui l’artista viveva,
Guerzoni realizza un disegno sul retro di un poggia-bicchiere di birra:
l’immagine rappresenta una Leonor ideale, da libro di illustrazioni, abbigliata
come una bambina-principessa attorniata da una cornice di immancabili gatti.
Qui il tratto caricaturale si scioglie in un omaggio affettuoso all’immaginario
di un’artista del secolo scorso.
© Corrado Premuda www.corradopremuda.com
le immagini :
Andrea Guerzoni, Portrait-charge de Léonor
Fini, 2010
Balthus, Portrait-charge de Léonor
Fini, 1948-1949, crayon sur fragment de nappe du restaurant Le Catalan, 24 x 17,5 cm. Inscription non authographe en bas à droit:Léonor Fini par Balthus
Collection D.M., Paris. Bibliographie: Jean Clair,
Virginie Monnier, Balthus. Catalogue
raisonné de l'oeuvre complet, Gallimard,
Paris, 1999
Mino Maccari, Leonor trafigge: Fabrizio Clerici, Renato Guttuso,
Giorgio Morandi, illustrazioni in Marcello Venturoli, Interviste di frodo, 1945,successivamente in Leonor Fini vista dall'Italia.
Ricostruzione di un dibattito, in Maria Masau Dan (a cura di) Leonor Fini. L'italienne de Paris, catalogo della mostra, Museo Revoltella,
Trieste, 2009
VIAGGIO NEI "FETICCI" DI ANDREA GUERZONI
di Corrado Premuda
Immagini e parole costruiscono un unico intenso
linguaggio per Andrea Guerzoni. I personaggi dei suoi disegni, teneri come
figurine dalla testa troppo grande o emblematici come semplici forme animate,
sono complementari ai protagonisti delle sue storie surreali e agli aforismi
disarmanti.
Con la mostra
“Feticci”, visitabile fino al 2 aprile da Winters in via delle Beccherie 7/1 a
Trieste, c’è l’opportunità di apprezzare l’immaginario grafico e simbolico di
Andrea Guerzoni, artista e poeta torinese che condensa nei suoi lavori
personalissime suggestioni visive, letterarie, musicali, psicologiche, con una
forte sicurezza di segno e d’intenzione.
Un viaggio che si
completa attraverso le parole dei suoi libretti illustrati, che mescolano
appunto narrazione e disegni, e che sono fruibili in questi giorni sempre nel
centro storico di Trieste, alla fumetteria Neopolis, in piazza Vecchia 5.
Tra questi libri, merita una menzione “La strana storia della rana di Carol Rama”, delizioso racconto sul significato di arte e di essere artista, dove protagonista è la grande Carol Rama (figura emblematica dell’arte contemporanea italiana, ancora attiva a novantadue anni), quasi un “feticcio” per Guerzoni che l’ammira, la studia e riesce a riconsegnarne la magia al lettore. Per ulteriori informazioni si veda il sito www.andreaguerzoni.it
pubblicato a marzo 2010 su: www.bora.la
Incursioni quotidiane
di Elisa Scuto
Basta dare una rapida occhiata agli artisti in mostra per capire una
delle linee seguite dalla giovane galleria genovese, in questi due anni di
attività: ricerca, diffusione e, ovviamente, anche promozione e vendita, della
giovane arte (e non solo) con un occhio ben puntato agli sconfinamenti tra
“generi” e “specie”...
Guardando i lavori in mostra si ha tutta
l'impressione che il luogo sia solo un punto d'appoggio da cui spiccare un volo
di immaginazione, un tuffo, un salto, che non fa paura per il vuoto che si para
davanti a sé e si rivela quanto mai vicino e familiare. L'incursione di cui
parla il titolo è doppia. È quella degli artisti nel contesto urbano, come è
più evidente nello stile di Oscar Colombo, Etnik e 108, dal writing alla
grafica, al disegno, riflesso di un mondo interiore che si fa ancora più intimo
e filtrato nell'osservare le “vite degli altri”, comuni e allo stesso poetiche
e straordinarie di Andrea Guerzoni, fantastiche, attinte da libri, giochi e
oggetti, di Elena Rapa.
È quella del nostro sguardo a contatto con la
multiforme creatività degli artisti di cui è stato scelto di presentare, per
ognuno, un ampio spettro di applicazione. «Inizialmente la mostra doveva solo
presentare l'evoluzione del lavoro di artisti giovani dal disegno o bozzetto
preparatorio all'opera su tavola o tela. Poi, entrando in contatto con loro e
vedendo tutti i lavori, è diventato sempre più chiaro che l'espressione
artistica di ognuno si potesse mostrare declinata in ulteriori applicazioni: i
“Librini” a tiratura limitata di Andrea Guerzoni che uniscono aforismi, poesie
e disegni, i toys di Etnik, le t-shirt e le shopper con la grafica di 108 ed
Etnik, fino ad arrivare a progetti editoriali come il graffiti magazine, Subliminal art di cui presentiamo i primi
tre numeri». Racconta Elena Saccardi direttore artistico di Open LabArt
Gallery.
Un vero e proprio pacifico “blitz”, quindi, nel
nostro quotidiano che porta con sé, come tutte le incursioni che si rispettino,
anche una forte componente di sorpresa.
(...) Ritroviamo Andrea Guerzoni, ormai lontano
dall'utilizzo dei colori forti di un tempo, alle prese con un desiderio di
“purificazione” e leggerezza nei toni delle tele e dei disegni. Un riccio come
un artista, un poeta - sono riconoscibili nei disegni Carol Rama, Alda Merini,
Fernando Pessoa - è un essere ripiegato profondamente in se stesso ma aperto al
mondo e agli altri facendo parte di una comunità.
E ci ritroviamo sorpresi nello svolgimento delle
nostre attività quotidiane, sempre più convinti che - prendendo in prestito un
motto di Andrea Guerzoni, pubblicato nella home del suo sito - «L'arte allunga
la vita, o l'accorcia, comunque la cambia sostanzialmente».
Andrea Guerzoni (Torino, 1969) è un’artista torinese disegnatore e
scrittore di aforismi, quasi un “poeta visivo”. Le sue tele di piccole e medie
dimensioni, i disegni e le brevi sentenze sono frammenti di vita. Queste
ultime, scritte con brevitas e concinnitas di spirito latino, sono
raccolte insieme ai disegni nei suoi “Librini”, che l’artista definisce “contenitori portatili e agili strumenti di
comunicazione del pensiero artistico-esistenziale”. Per lui sono tutti
mezzi per comunicare con ironia e ambigua leggerezza contenuti nient’affatto
frivoli: il loro essere sospesi tra riso e pianto serve a trasmettere e condividere
gli aspetti meno piacevoli dell’esistenza umana ed il disagio degli individui,
soprattutto i più fragili.
dal 12/12/2009
al 6/02/2010
Compagnia
Unica - OpenLabArt Gallery Genova
ANDREA GUERZONI
di Claudia Giraud
Perseguire la bellezza, la poesia, la purezza del sentimento. Non è
forse da sempre la missione dell’arte, perlomeno quella intesa nella sua
accezione più alta? E riuscire a trasmetterne il senso del ridicolo,
dell’indignazione, della commozione, dell’umana debolezza, in una parola
dell’emozione più sincera, non è forse una prerogativa specifica dell’artista?
“L’arte allunga la vita, o l’accorcia, comunque la
cambia sostanzialmente”. Ecco il punto di vista, qui espresso sottoforma
di efficace aforisma, di chi, come Andrea Guerzoni, insegue ancora una certa
etica, investita di delicata estetica.
La breve e incisiva formula dell’aforisma è ormai da qualche anno parte
integrante della sua produzione artistica, fatta soprattutto di disegni e
poesie, riuniti sotto il comune denominatore di Librini.
Che, stampati e rilegati in proprio dall’autore in edizioni a tiratura
limitata di cento esemplari per ciascun titolo, sono diventati un contenitore
visivo portatile e un agile veicolo di trasmissione del suo pensiero
artistico-esistenziale.
Testo e immagine, indissolubilmente legati ma capaci ugualmente di
vivere in autonoma armonia, sono dunque la cifra stilistica che segna la
poetica di questo anomalo artista torinese. Anomalo perché estraneo ai
tradizionali circuiti galleristici, dato che ha eletto la libreria a sua
congeniale mèta espositiva. E poi perché, affrontando il tema della
sublimazione grafico-letteraria di vicende autobiografiche (ma senza scadere
nell’autoreferenzialità più sterile) e biografiche di alcune personalità
illustri dell’arte, non ha esitato a ritagliarsi un ruolo ben preciso. Quello
di interprete di valori universalmente condivisibili, spesso taciuti o
semplicemente dimenticati nella fretta della competizione quotidiana.
Così Guerzoni, attraverso sentenze di filosofia spicciola ma di vibrante
immaginazione poetica (“L’illusione è una lepre solitaria alla ricerca di un
unico filo d’erba”), veloci massime che suggeriscono comportamenti di sano
buon senso (“Amore è riconoscere nell’altro il nostro peggior difetto e
perdonare entrambi”) o facili norme di vita da appuntarsi ad imperitura
memoria (“Chi non sbaglia mai sappia che è comunque in errore”), arriva
a comporre un suo personalissimo breviario dell’esistenza.
Dove le parole scritte servono a suggerire velatamente, più che a
descrivere, i sentimenti e le azioni dei
“personaggini” disegnati su carta, a cui ha donato le fattezze dei suoi artisti
luminari.
Fernando
Pessoa, Alda Merini e Carol Rama, sono trasformati dalla sua mano
sicura in “figurine”, all’apparenza divertenti,
inoffensive e rassicuranti, simili ai disegni per fumetti o a quelli
infantili.
In realtà, portatrici di tematiche e messaggi disorientanti,
irritanti, niente
affatto frivoli come la sofferenza e la difficoltà esistenziale
e psicologica,
l’isolamento e la diversità avvertita dall’uomo, in
particolare dall’artista,
nell’incontro/scontro con la società.
Scegliendoli
proprio in quanto maestri di “vita difficile”, che per vivere e sopravvivere
hanno inscenato un personaggio, fingendo di essere ciò che davvero erano,
esaltando una caratteristica, gettandosi a capofitto nel loro destino,
l’artista torinese ha voluto sottolinearne il legame di affinità spirituale.
E la
perfetta corrispondenza con la propria ricerca, rivolta a sondare le possibili
relazioni tra i concetti di verità, esistenza ed identità, attraverso l’uso di
un linguaggio grafico carico di leggerezza e ironia.
Una ricerca che risale ai tempi del diploma in Pittura all’Accademia Albertina di Belle
Arti di Torino, con una tesi sintomatica dal titolo La sofferenza
esistenziale e psicologica dell’artista. Fuga, follia, suicidio. Spunti di
riflessione. Poi, precisatasi sempre più grazie alle sue frequentazioni
letterarie e poetiche.
“L’incontro
con la poesia di Alda Merini, meravigliosa creatura ‘resistente’”, -ricorda
Guerzoni- “Fernando Pessoa, con tutti i suoi eteronimi e la recente
infatuazione per Carol Rama, sono stati determinanti per la mia vita”.
Tanto da
indirizzare l’orientamento e le modalità espressive di una figurazione creata
di getto, all’improvviso, come del resto succede con gli stessi aforismi o
poesie vergate sul primo foglio a portata di mano.
Solo in un
secondo tempo riorganizzata su tela o su carta, senza perdere tuttavia il segno
folgorante originario della doppia linea, ininterrotta come le oscillazioni del
movimento e del pensiero.
da ESPOARTE
Contemporary Art Magazine n.47
giugno/luglio 2007
AFORISMI
E TRABOCCHETTI
di Marcello Domiziano Caro
Andrea Guerzoni lavora sull’invenzione di
personaggi, all’apparenza divertenti, inoffensivi e rassicuranti. In realtà le
sue immagini nascondono altre tematiche, messaggi disorientanti, irritanti che
richiamano la difficoltà esistenziale avvertita nella società. Il terreno di
ricerca di Guerzoni è quello della sofferenza e l’attitudine alla sua
condivisione, la valenza creativa, l’accettazione e la rielaborazione, i limiti
e gli sconfinamenti.
Le suggestioni di Guerzoni scaturiscono
dalla frequentazione letteraria e poetica di Alda Merini, Fernando Pessoa, e
Carol Rama in primis, e si traducono in opere (disegni, dipinti, installazioni
e libri) fortemente biografiche ed autobiografiche. La poesia ha determinato
l’orientamento ed ha modificato le sue modalità espressive: le figure nascono
all’improvviso, come aforismi stenografati di getto sul primo foglio a portata
di mano. In un secondo tempo, Guerzoni riorganizza questi appunti su tela o nel
disegno con l’aggiunta del nero (talvolta una nota rossa), senza perdere il
segno originario.
L’attitudine al gioco-serio è già emersa
nelle sue installazioni site-specific per la manifestazione artistica
Espressione Giovani (VIII edizione nel 2003 e IX edizione nel 2004), che ho
curato personalmente a Piossasco (TO). Questa idea si evidenzia nei lavori
recenti, con l’utilizzo di materiali d’uso comune legati all’infanzia e la
produzione personale di giocattoli (come il tamburo musicale “Orchestra Gioconda Tristezza” o i
fantocci di pezza “Giro come mi gira”
presentati alla mostra “Illusioni”,
giugno 2006).
L'iconografia di
Andrea Guerzoni si dissolve in un'altra realtà attraverso riferimenti a
contesti estetici propri di un mondo intimo, ad artisti segnati dalla difficoltà
esistenziale, al fumetto e al mondo dei bambini. Con soluzioni volutamente
ironiche, leggere, semplici, in netto contrasto e a esaltazione del titolo e
del sottotesto, Guerzoni ritrae stati d’animo e sentimenti privandoli del loro
contenuto originale e del significato oggettivo, a favore di un nuovo valore
estetico comune.
Marcello Domiziano Caro
novembre 2006
UN VIAGGIO
di Rolando Bellini
"Con
una tale mancanza di persone 'convivibili', che cosa può fare un
uomo sensibile se non inventarsi gli amici o perlomeno i compagni
spirituali?"
L'asserzione di Fernando Pessoa può fungere da incipit per
delineare un paradigma indiziario, utile a rilevare un percorso
artistico tanto intimo.
Quali sono le rotte stabilite da Andrea Guerzoni? Quali i
moventi, gli strumenti, le finalità?
L’artista torinese si è diplomato in Pittura
all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, con una tesi sintomatica dal
titolo “La sofferenza esistenziale e
psicologica dell’artista. Fuga, follia, suicidio. Spunti di riflessione”,
relatore, il sottoscritto.
Sulle prime “preoccupato” che la tematica
potesse essere troppo aderente a chi la proponeva (vista la passione nella
scrittura e la colta e precisa selezione delle letture), poi tranquillizzato
dall’inusuale immanenza dimostrata dal giovane, non ho fatto altro che
constatare l’inizio di un viaggio.
Da alcuni anni Andrea Guerzoni ha “scelto” i
suoi compagni, intraprendendo una strada sicuramente non facile, che va
perseguita con serietà ma anche con passo “leggero” e prudente.
Con devozione amorosa, determinazione che rasenta
l’ostinazione patologica ed impegno non comuni, egli sta compiendo un
importante lavoro introspettivo, sostenendo (e facendosi sostenere) gli artisti
segnati dalla sofferenza, quasi “santificandoli”.
Non sono molti gli uomini (e
fra questi gli artisti) capaci di consacrare la propria vita alla ricerca di
sé, coloro che osano esplorare la “crisi'” abbandonando modi e mondi più
rassicuranti e assai meno pericolosi.
Sono ancor più rari gli
artisti che, in maniera radicale e sistematica, attraversano la crisi alla
ricerca di una cosa diversa da quella cui la cultura dominante della loro epoca
attribuisce lo status artistico.
L'artista è per vocazione
più cosciente delle proprie motivazioni rispetto alla maggioranza ed è capace
di esprimere i propri “moti” interiori.
L'artista ha il coraggio di mettersi in viaggio, cercare con ostinazione
il confronto con Demoni e Dei e di trasformare il disastro in arte.
Heidegger ci ha lasciato l’abbagliante visione del poeta che
si lancia nell’abisso per cercare gli Dei fuggiti dal mondo. Quando (e se)
riemerge dalla disperata missione, il poeta offre ciò che è riuscito a
raccogliere lungo la rincorsa degli “arrischiati” in fuga.
L’Arte, arma a doppio taglio, devastatrice e salvifica, può
diventare il mezzo per esprimere, attraversare e sublimare il dolore e le difficoltà.
Il terreno di ricerca di Andrea Guerzoni è
quello della sofferenza (l’attitudine alla sua condivisione, la valenza
creativa, l’accettazione e rielaborazione, limiti e sconfinamenti): su questa
terra ostile alcuni artisti sono riusciti a coltivare piante bellissime.
Ritrovo dopo alcuni anni l’artista.
“Sono
ben felice, nella buona e nella cattiva sorte, di restare un piccolo
giardiniere che ama le sue piante”,
afferma Guerzoni, citando van Gogh con tale spontaneità da farlo sembrare un
pensiero proprio.
Le suggestioni e gli stimoli scaturiti dalla
frequentazione letteraria e poetica di Alda Merini, Fernando Pessoa, Vincent
van Gogh e Carol Rama, si traducono in opere (disegni, dipinti, installazioni e
libri) fortemente biografiche ed autobiografiche.
La poesia ha determinato l’orientamento ed
ha modificato le sue modalità espressive: le figure nascono di getto,
all’improvviso, come aforismi o poesie stenografate sul primo foglio a portata
di mano.
E’ solo in un secondo tempo, apparentemente più calmo e “controllato”, che egli decide se riorganizzare questi “appunti” su tela o se dare volume al disegno con l’aggiunta di un po’ di nero (qualora una nota rossa), senza perdere tuttavia il segno folgorante originario. I suoi lavori parlano, a volte con il fraseggio dei suoi illustri amici "prescelti", altre volte con la sua stessa voce (impastata dalle sue amicizie luminari), con uno stile personale e al tempo stesso conforme a quel "sentire comune".
Buon viaggio, dunque.
Rolando Bellini, critico e storico d'arte.
ottobre 2005