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ANDREA GUERZONI – Esercizi di naturalità

 di Claudio Cravero

 
Per Andrea Guerzoni l’opera è ricerca. Essa consiste nell’attività costante di colui che studia e interroga, attraverso forme e concetti, il mondo nel quale è immerso. In un movimento tra il dentro e il fuori, per Guerzoni la ricerca coincide con il collezionare sotto forma di archivio quelle che egli chiama ‘ipotesi di realtà’, ‘direzioni’ e ‘traiettorie’.
Dall’Atlante Mnemosyne di Aby Warburg (1929), artisti e intellettuali si sono cimentati ad ogni latitudine nelle più diverse forme di archivio. E l’archivio non è stato solo adottato come oggetto di indagine o come contenitore di oggetti e reperti. Dai primi grandi classificatori botanici, come Carlo Linneo, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, sino a figure più versatili come Minakata Kumagusu (nel caso specifico di Andrea Guerzoni), l’archivio è oggi legittimato quale vero e proprio genere artistico (rif. C. Baldacci, Archivi impossibili Joan & Levi, 2016). In questo modo, l’atto del collezionare, che spesso può manifestarsi alternando forme di accumulo e di selezione di materiale tra il più variegato, costituisce un preciso metodo (terapeutico) per fare ordine in un mondo disordinato.
Guerzoni non è nuovo a raccolte, letture e riletture di altre opere e biografie, tanto complesse quanto affascinanti. La sua prossimità, affettiva e professionale, a figure come Carol Rama o anche ad autori eletti quali mentori ai quali ispirarsi (Fernando Pessoa, James Joyce e Alda Merini, tra gli altri), ha da sempre rappresentato per Guerzoni una forma di gratitudine intellettuale ed elettiva nella sua stessa definizione di artista. Attraverso delicati prestiti narrativi, Andrea Guerzoni ha spesso filtrato e interiorizzato le biografie e le opere di coloro ai quali lui ha dedicato attenzione, tempo e cura (sono note, in questa direzione, le serie Domesticheria e Una stanza tutta per Carol). Si è trattato di una forma plurima di specchi utili all’artista per riflettere e comprendere se stesso. L’aver vissuto in un certo senso in parallelo le vicende di altre personalità, reali nel caso di Carol Rama, oppure solo evocate come nel caso di Merini o Pessoa, ha rappresentato per Guerzoni una sorta di modus operandi e vivendi che gli ha infine permesso di accedere a quanto di più profondo lui avesse da esprimere.

Esercizi di naturalità
è così la raccolta sapiente, eterogenea e sensibile, che segna una nuova tappa nella sua produzione. Allestita presso la Galleria Opere scelte di Torino, nella mostra Guerzoni installa una serie di piccole collezioni che spaziano dalla botanica all’entomologia (fogli di erbari ed esemplari di ali di libellula), oppure da sequenze di reperti organici di corpi batterici sino a minerali raccolti in occasione di esplorazioni avvenute tra l’Italia e il Giappone. Ispirata in parte alle raccolte di Clarence Bicknell, Minakata Kumagusu e Camillo Sbarbaro, personalità eclettiche e al tempo stesso rigorosamente razionaliste, la collezione di Guerzoni rappresenta la wunderkammer dove la sua mente e il suo corpo si incontrano. In questa collisione fisica ed esistenziale, il suo cabinet de curiosité è un viaggio tra la memoria racchiusa negli oggetti installati all’interno di teche, o disposti su libri, e la propensione verso il futuro attraverso le sue ipotesi di realtà disegnate e dipinte.
Tuttavia, se ricerca per Guerzoni è indagine ipotetica, l’esplorazione non necessariamente coincide con il cambiamento. Si tratta piuttosto di evoluzione, soprattutto nel dare parola a quell’immaginario che nel vissuto dell’artista diventa inevitabile urgenza comunicativa. La sua è una forma del sapere e del vedere, una sorta di conoscenza visiva ed emotiva. Infatti, attraverso un gruppo di tempere su carta di medio formato, Guerzoni presenta dei personali tentativi tassonomici di misurazione di alcuni stati d’animo. Con Tassonomia biologica dell’ansia, del panico e della depressione, realizzati nel 2016 e 2017, l’artista cerca di mettere in relazione la sua memoria personale, fatta di gesti ripetuti e a tratti ritualistici, con modelli classificatori di tipo scientifico. Sono prove intime che Guerzoni sperimenta per sottolineare l’imprescindibile legame tra il fare arte e colui che la produce.
Come Tentativi di misurare la natura, anche le serie Memoria di forma e Ipotesi di metamorfosi chiariscono il suo procedere per frammenti, ossia l’atteggiamento tipico dell'archivista nella costruzione di raccolte sparse, ma anche il loro dispiegarsi fisicamente secondo uno schema puntuale a parete attraverso una disposizione ‘a griglia’. Questa soluzione espositiva assume un duplice significato. Da un lato la griglia permette all’accumulo di diventare regola, e garantire quindi una visione complessiva sul mondo di Guerzoni, dall’altro suggerisce una determinata selezione. E selezionare è un esercizio tanto naturale quanto coraggioso. Esso implica operare delle scelte e fare ordine nel caos. La ricerca di Guerzoni e i suoi Esercizi di naturalità sono anche questo: un continuo raccogliere, ma soprattutto ripensare, raccontare, osare e mostrare. Per la produzione di nuovo e per la costruzione di visioni.

testo per la mostra Esercizi di naturalità 28 giugno - 9 settembre 2017 Galleria Opere Scelte, Torino

Kinderstube: Andrea Guerzoni e la stanza dei bambini

di Annamaria Martinolli


Un buon quadro 

cerca sempre una buona parete

(Alessandro Fullin)  

Andrea Guerzoni è tornato ad abitare le stanze di Trieste. E lo ha fatto con la sua nuova mostra, Kinderstube (la stanza dei bambini ma anche buona creanza, buona educazione), incentrata su quel mondo spensierato, e talvolta spaventoso, che è l’infanzia.

Le tre pareti dello spazio espositivo dello Studio Tommaseo, in via del Monte 2/1, si sono trasformate nel luogo ideale per accogliere quei disegni che mettono a nudo, con un pizzico di ironia e una giusta dose di ferocia, quell’animo bambino che giace assopito in ognuno di noi e che, prima o poi, è destinato a svegliarsi di soprassalto anche in età adulta.

I disegni di Guerzoni escono dai canoni estetici tradizionali per andare a collocarsi nelle profondità dell’essere umano e stanare da tutti noi quell’episodio traumatico che pensavamo di aver rimosso. La leggerezza che, tuttavia, accompagna sempre queste opere, le rende allo stesso tempo divertenti e sbarazzine, e smorza immediatamente la tensione iniziale. La scelta, molto azzeccata, di sistemare i disegni alle pareti senza alcun supporto od ornamento, rende più istantanea la ricezione degli stessi e permette al visitatore, che entra in punta di piedi in quel mondo, di soffermarsi con maggior attenzione sui dettagli e sulle sfumature di significato e di accogliere lo stile guerzoniano con la medesima innocenza e stupefazione del bambino che acquisisce, finalmente, la consapevolezza di aver trovato qualcuno in grado di capirlo. La parete centrale della mostra è interamente dedicata ai disegni che l’artista ha realizzato in occasione della pubblicazione del volumetto Un pittore di nome Leonor (Editoriale Scienza 2015), a cura di Corrado Premuda, in cui si narra, con un linguaggio semplice e diretto in grado di coinvolgere anche i bambini più riluttanti, la gioventù di Leonor Fini (1907-1996), talentuosa pittrice e non solo, il cui compleanno era proprio il 30 agosto. Questa sezione di disegni, nati per uno scopo specifico, viene presentata al pubblico in apposite cornici, selezionate per mettere in risalto le singole opere e valorizzarne il contenuto, in modo che il visitatore possa apprezzare meglio il tratto dell’artista e operare un confronto tra un lavoro quasi definitivo e un lavoro in itinere come quello dei bozzetti citati in precedenza.

Ancora una volta, come già avvenuto in occasione dell’esposizione del 2012, Domestic Drama, dedicata all’Ulisse di James Joyce, Andrea Guerzoni riesce a stupire e a coinvolgere, dimostrando che il pregio fondamentale di un artista non è quello di seguire le convenzioni ma di aiutare chi osserva le sue opere a identificarsi nelle stesse e a riscoprire il proprio io bambino.

 pubblicato su Fucinemute www.fucinemute.it, 1 settembre 2015

Andrea Guerzoni: tra aforismi e disegni Sempre in viaggio nelle vite e nelle opere di altri

di Ugo Sandulli

“La più grande libertà è non dover essere allegri a tutti i costi” è la frase che ti salta all'occhio se vai sulla home page del sito di Andrea Guerzoni, ma le sue opere sono tutt'altro che tristi. I lavori dell'artista torinese sono pieni di ironia, curiosità nei confronti dell'altro, sensibilità e capacità di ascolto, anche di cose inanimate. C'è talvolta addirittura una strana euforia, incontenibile. La stessa con cui una volta ha sommerso Alda Merini con petali di papavero, a migliaia, mentre suona il piano, poi lei ha provato a scrollarseli di dosso ma alla fine si ritrova in piedi sulla tastiera con i fiori appiccicati all'abito (inchiostro su carta - Un papavero al giorno). Un'altra volta le ha fatto incontrare Pessoa, lei completamente vestita di bianco, lui in un completo nero come i suoi baffi e la montatura dei suoi occhiali, e si sono messi a ballare, in aria, stretti l'una all'altro, al ritmo languido della poesia (inchiostro su carta - I poeti non dormono mai, ma in compenso muoiono spesso).

In una notte piena di incantesimi ha messo in posa, di profilo e di fronte, Carol Rama con dei peperoncini in bocca (inchiostro su carta - Gli incantesimi della notte), proprio la bocca a cui lei è tanto affezionata, tanto da farne un simbolo della sua poetica, tanto da dichiarare “la bocca è la parte più sensibile, la prima a godere di cose che poi ti scandalizzeranno, è la prima a essere una clandestina nella tua vita. E questo significato lo mantiene sempre, anche quando sei centenaria”. Andrea per più due anni, ogni lunedì, è andato a trovarla nella sua casa, in via Napione a Torino, e per due anni le ha parlato, l'ha ascoltata e osservata, ha  viaggiato tra i suoi numerosi oggetti, accumulati per una vita intera, oggetti che raccontano di lei, “perché gli oggetti son feticci, cerchi quelli che ti assomigliano”, e alla fine oltre a dedicarle disegni e quadri, allestisce, nella mostra Domesticheria, delle istallazioni di oggetti che raccontano di lei, del suo percorso artistico e dei loro incontri. All'ultima edizione di Artissima Andrea dedica Una stanza tutta per Carol: nello spazio interno imbandisce un tavolo con cassette di legno contenenti oggetti feticcio illuminati da lampadine ad incandescenza che cascano dal soffitto (installazione Palco), sul bianco muro esterno, espone profili di oggetti o personaggi segnati sul bianco della carta da spolvero che lascia intravedere il contenuto o il soggetto disegnato nel foglio sottostante (inchiostro su carta, doppio disegno - Esterno-Interno). Andrea ha persino vestito James Joyce da perfetto damerino, con fascia in vita, papillon e panama a pois azzurri irregolari, per farsi accompagnare nel quartiere dei bordelli, proprio dove si incontrarono Leopold Bloom e Stephen Dedalus, nell'episodio 15 dell'Ulisse, e disegnare finalmente tutti gli oggetti che incontrano nel loro vagare: grammofoni, cappelli, ventagli, saponi e altro ancora (inchiostro su carta - James Joyce dalla mostra personale Domestic Drama di Trieste, dedicata al Capitolo “Circe” dell'Ulisse di Joyce).

Andrea sembra davvero non stancarsi del suo viaggiare e anche quando la sua ricerca si arricchisce di nuovi elementi e incontra nuove storie o soggetti a cui appassionarsi, non si dimentica degli amori precedenti e aggiorna il suo personale diario di bordo fatto di forme, segni e parole che è testimone di fedeltà, cura e attenzione. Corrado Premuda, curatore di mostre e scrittore, con cui Guerzoni ha collaborato per le illustrazioni del romanzo Sazrijevanje, ha scritto: "L'omaggio che Andrea fa a questi artisti e scrittori non rimane superficiale né tanto meno scade nella facile citazione: nelle sue mani le caratteristiche e le suggestioni dei maestri diventano materia plasmabile e duttile e contribuiscono a dar vita a delle creazioni originali e indipendenti". E credo sia proprio la sua capacità di entrare in relazione con gli altri artisti o le loro opere, la sua voglia di lasciarsi suggestionare da esperienze di altri e condividerle attuando una sua intima trasformazione e interpretazione che fanno di Guerzoni un viaggiatore. Un artista che ha il coraggio di mettersi in viaggio non verso luoghi ma verso paesaggi umani, e di cercare con ostinazione il confronto con l'altro, sia come mondo a sé che come specchio di se stessi, e tornare infine alle sue visioni, ai segni e alle parole dei suoi disegni e aforismi.

pubblicato su DMAG  n.5 luglio/agosto 2013


Domestic Drama: figurine, e non solo, per il Bloomsday

di  Annamaria Martinolli

“Preferisco fare le mie belle figurine che collezionare brutte figuracce….!”

Andrea Guerzoni

Per entrare nel mondo dell’Ulisse di James Joyce non servono manuali di istruzioni: vi si entra e basta. Le regole le detta l’autore stesso: un linguaggio fuori dall’ordinario, diciotto capitoli scritti in diciotto stili diversi, e il monollogo conclusivo di Molly Bloom eletto a simbolo della letteratura del Novecento.

Andrea Guerzoni, torinese, classe 1969, diplomato in pittura all’Accademia Albertina delle Belle Arti e artista poliedrico, ha scelto un modo tutto suo di rendere omaggio a uno dei capolavori del nostro secolo, e allo scrittore che, all’uscita del romanzo, dichiarava: “Ci ho messo dentro tanti di quegli enigmi che fra cent’anni gli studiosi staranno ancora cercando di risolverli”.

Prendendo come spunto il capitolo quindicesimo dell’Ulisse, designato da Joyce, nella sua corrispondenza privata, con il titolo Circe – Il bordello, Guerzoni realizza una serie di disegni in cui, a farla da padroni, sono proprio quegli oggetti che vivono di vita propria e si intromettono prepotentemente nei dialoghi di Leopold Bloom e Stephen Dedalus con la miriade di personaggi che popolano il quartiere dei bordelli con ingresso da Mabbot Street. Saponi, grammofoni, berretti, cespi di agrifogli, ventagli, fibbie, orologi a cucù, pianole e via dicendo, che in quella giornata del 16 giugno 1904 non rinunciano a trasmettere il loro messaggio, magari con un quasi incomprensibile: “Puttanusalemmaprilapor…” di un disco che fruscia contro la puntina, facendo strillare le puttane di turno. Senza dimenticare le singole parti del corpo umano la cui presenza si manifesta nel modo più inquietante possibile: come la mano di morto che scrive sul muro: “Bloom è un ghiozzo”.

L’artista dimostra un’eccezionale capacità di cogliere appieno il profondo significato insito in quel mondo antropomorfo, che confonde e allo stesso tempo attrae il lettore con uno stile teatrale e una varietà di sfumature in cui l’azzurro ha un ruolo preponderante. L’abilità di Guerzoni nel percepire il singolo dettaglio e metterlo in evidenza, giocando sulla stessa doppia lettura a cui si presta l’opera di Joyce, rende i disegni visivamente piacevoli e allo stesso tempo enigmatici, suscitando nel visitatore la medesima curiosità e voglia di scoprire a cui mirava l’Ulisse.

A completare la mostra l’installazione Maestro di colore, una serie di tele in stoffa che richiamano le cromaticità evocate da Joyce nella raccolta di poemi Pomes Penyeach, composti quasi tutti a Trieste, dove compaiono curiosi accostamenti di tonalità quali salsosangue (A Memory of the Players in a Mirror at Midnight), argentoviscosa (On the Beach at Fontana), grigioluna (She Weeps over Rahoon). Alcune delle tele dell’installazione sono corredate da un aforisma tratto sempre dal capitolo Circe.

 
pubblicato su Fucinemute www.fucinemute.it, luglio 2012

Gli oggetti animati di Joyce diventano disegni per Guerzoni 

di Corrado Premuda

DOMESTIC DRAMA Mostra a Trieste per il Bloomsday 2012

“Ulisse” è un romanzo-mondo: sono talmente tanti gli elementi presenti nel complesso capolavoro di James Joyce che ognuno può concentrarsi su un aspetto della storia e analizzarlo trovando spunti, sorprese ed enigmi a volontà. Quando a giocare e a interrogarsi su un’opera del genere è un artista visivo i risultati possono, per certi versi, apparire affascinanti ma un po’ stereotipati: Joyce ha allestito con minuzia e ridondanza un romanzo ipervisionario e la tentazione di limitarsi a descriverlo e a illustrarlo è forte. 
Capita però anche, per fortuna, che ci siano artisti sensibili e brillanti, attenti nel cogliere i dettagli, che riescono a far proprio uno dei numerosissimi spunti che “Ulisse” fornisce al lettore. È il caso di Andrea Guerzoni che ha ideato e prodotto la mostra “Domestic Drama” in occasione del Bloomsday 2012 che inaugura proprio il 12 giugno a Trieste, nella sala mostre ex AIAT del Municipio, affacciata sulla celeberrima piazza Unità d’Italia. Nella mostra, organizzata da Comune e Università di Trieste con Museo Joyce, Trieste Joyce School, DayDreaming Project e Scuola di Musica 55, Guerzoni si concentra sugli oggetti che nel capitolo “Circe” – non a caso uno dei capitoli in cui traspare maggiormente l’ispirazione che Trieste diede a Joyce per “Ulisse” – affollano la scena del bordello. Si tratta di cose semplici, domestiche – un grammofono, un orologio a cucù, un sapone, una pianola, un ventaglio e tanti tipi diversi di cappelli – oggetti che Joyce dota di autonomia linguistica e di movimento. E gli oggetti si animano anche nei disegni di Guerzoni, con un dinamismo frenetico dimostrano una sorprendente teatralizzazione del dettaglio e uno spassoso incanto investito di ironia. 
Un’indagine sulla poesia delle “cose da poco” coerente con l’attuale ricerca dell’artista torinese espressa con pittura, grafica, installazioni e disegni nelle sue più recenti e fortunate mostre personali (“Quanta luce nel nero” e “Domesticheria”). 
I disegni, rigorosi inchiostri su carta dal tratto raffinato e sicuro, si arricchiscono di sperimentazioni cromatiche che vengono dalle sfumature di colore “inventate” da Joyce, in particolare nelle tonalità di blu: fumo, argento, crepuscolo, salino, verdastro, luna. Colori che diventano protagonisti anche di un’installazione, “Maestro di colore”, costituita da una serie di tele di stoffa di varie dimensioni, alcune delle quali con un aforisma ricamato sopra. Non manca naturalmente lui, il signor James Joyce, trasformato per l’occasione in una sorta di pistolero che potremmo definire “liberty pop”, personaggio sbruffone e trasognato, azzeccatissimo, che insieme ai suoi compagni non-più-inanimati sembra strizzare l’occhio a modelli estetici coevi dello scrittore dublinese: le sgargianti caricature di Feininger e l’onirico “Little Nemo” di McCay, le illustrazioni estetizzanti in bianco e nero di Beardsley e le magiche immagini in movimento di Méliès. 
Un Joyce reinventato che si aggiunge alla personale galleria di personaggi ideati con estro e intuito da Guerzoni partendo dall’immaginario figurativo e poetico di autori di riferimento come Carol Rama, Alda Merini e Fernando Pessoa. Come per Joyce l’idealizzazione degli oggetti procede insieme all’idealizzazione del linguaggio, così Guerzoni costruisce il suo lavoro seguendo la fascinazione per le immagini che permea tutto il romanzo in questione. Tra indovinate metamorfosi e divertenti oggetti antropomorfizzati, la mostra “Domestic Drama” riesce a trasmettere allo spettatore lo stesso senso di piacevole straniamento che può cogliere il lettore di “Ulisse”.


pubblicato su www.lanotadeltraduttore.it  il 16/06/2012

Andrea Guerzoni: Domestic Drama. Mostra dedicata all'Ulisse di James Joyce

In occasione del Bloomsday - giornata in cui si svolge l'azione del celebre romanzo Ulisse di James Joyce - Trieste festeggia il grande scrittore che soggiornò in città con la mostra "Domestic Drama" di Andrea Guerzoni ispirata agli oggetti citati nel romanzo in questione. Le piccole cose della vita quotidiana, personaggi e oggetti, tutti in scena nella stessa giornata, il 16 giugno, affollano le pagine dell'Ulisse di James Joyce. La misteriosa vita degli oggetti dell'Ulisse culmina nel capitolo Circe. Nel mondo notturno e visionario del bordello sono molti gli oggetti provvisti di autonomia linguistica e movimento che compaiono come attori della pantomima: un grammofono, un orologio a cucù, un sapone, una pianola, il ventaglio di Bella Cohen, il berretto di Lynch. I copricapi joyciani, anch'essi dotati di una propria identità, irrompono copiosi: cappello a tricorno violetto e bombetta grigia, berretto da casa con nappe e cuffietta a nastri da dama, cappellino alla marinara e berretto di pelo, sombrero spiovente impennacchiato e berretto a sonagli.

Nei disegni di Guerzoni realizzati per il Bloomsday 2012 di Trieste si ritrova, oltre al fenomeno della personificazione degli oggetti e delle curiose e inaspettate metamorfosi, quel senso di straniamento che può cogliere il lettore dell'Ulisse. Nell'installazione "Maestro di colore", serie di tele in stoffa di varie dimensioni, alcune delle quali con un aforisma ricamato, Guerzoni evoca i sublimi colori inventati da Joyce, in particolare le tonalità dell'azzurro: fumo, argento, crepuscolo, salino, verdastro, luna. Cose da poco, appunto, capaci di rimandare ad un universo privato, domestico, comune e condivisibile.

La dimensione espressiva dell'artista torinese trova rispondenze nell'immaginario figurativo e poetico di autori di riferimento come Carol Rama, Alda Merini, Fernando Pessoa, e con questa nuova mostra a Trieste, James Joyce. "L'omaggio che Guerzoni fa a questi artisti e scrittori non rimane superficiale né tanto meno scade nella facile citazione: nelle sue mani le caratteristiche e le suggestioni dei maestri diventano materia plasmabile e duttile e contribuiscono a dar vita a delle creazioni originali e indipendenti" (Corrado Premuda, curatore nel 2011 della mostra Carol Rama - Andrea Guerzoni Quanta luce nel nero a Roma ed autore del romanzo Sazrijevanje, tradotto in croato e pubblicato da AntiBarbarus Editrice di Zagabria nel 2010, illustrato da Andrea Guerzoni).

È "un mondo disincantato quello di Guerzoni, tra grafie infantili e provocatorie, figlie di una ricerca linguistica in un patrimonio letterario di tutto rispetto" (Maria Arcidiacono, Art a Part of Culture, 2011). Andrea Guerzoni "attua la pratica della frequentazione, della relazione approfondita nel tempo, che diventa rito, intima condivisione e conoscenza verticale. Per lui è modalità ideativa e realizzativa" (Olga Gambari, La Repubblica Torino, aprile 2012).

pubblicato su www.trieste.com, 16/06/2012

Una mostra ispirata all’universo degli oggetti nell’Ulisse di James Joyce

di Sarah Gherbitz

“Domestic Drama” è il titolo della mostra di Andrea Guerzoni dedicata a James Joyce nell’ambito del ‘Bloomsday’ che si inaugurerà sabato 16 giugno alle 18 presso la Sala Mostre Ex Aiat di Piazza Unità. Promossa dal Comune di Trieste, dal Museo Joyce, dall’Università di Trieste e dalla Casa della Musica in collaborazione con Daydreaming Project, “Domestic Drama” s’ispira agli oggetti ed ai personaggi dell’Ulisse di Joyce. In modo particolare, al quindicesimo capitolo del romanzo dal titolo Circe, dove le piccole cose della vita quotidiana sembrano improvvisamente animarsi di vita propria fino ad acquistare un’autonomia linguistica e di movimento che li rende veri e propri ‘attori’ della pantomima. Un grammofono, un orologio a cucù, un sapone, una pianola, il ventaglio di Bella Cohen, il berretto di Lynch, nel mondo notturno e visionario di Joyce “gli oggetti parlanti di Circe sono gli amuleti e i feticci di un mondo improvvisamente sfuggito al tempo della storia e diventato animista e mitologico” (C. Patey).

I copricapi joyciani, anch’essi dotati di una propria identità, irrompono copiosi: cappello a tricorno violetto e bombetta grigia, berretto da casa con nappe e cuffietta a nastri da dama, cappellino alla marinara e berretto di pelo, sombrero spiovente impennacchiato e berretto a sonagli. E oltre agli oggetti, anche le singole parti del corpo umano possiedono una vita indipendente: ecco una testa femminile separata dal busto e quella maschile tenuta sotto braccio dall’interessato, o una mano di morto che scrive.

Dopo Carol Rama, Alda Merini, Fernando Pessoa, con questa nuova mostra a Trieste su James Joyce, Andrea Guerzoni (Torino 1969) ancora una volta disegna, dipinge e “mette in scena” figure seducenti e tenere ma al tempo stesso sinistre ed ambigue, personaggi ed oggetti carichi di storia, di vita. Frammenti visivi intrisi di valori simbolici ed emotivi, feticci. L’immaginario feticistico che prende corpo nelle sue recenti mostre personali (Domesticheria, 2012, Torino, Carol Rama – Andrea Guerzoni Quanta luce nel nero, 2011, Roma, Feticci, La danza dell’ape: aforismi per Alda Merini,2010, Milano) può essere eletto a metafora del particolare rapporto che l’artista intrattiene con le figure e le voci predilette. 
Nei disegni di Guerzoni realizzati per il Bloomsday di Trieste si ritrova, oltre al fenomeno della personificazione degli oggetti e delle curiose e inaspettate metamorfosi, quel senso di straniamento che può cogliere il lettore dell’Ulisse. Nell’installazione “Maestro di colore”, serie di tele in stoffa di varie dimensioni, alcune delle quali con un aforisma ricamato tratto da Circe, Guerzoni evoca i sublimi colori inventati da Joyce, in particolare le tonalità dell’azzurro: fumo, argento, crepuscolo, salino, verdastro, luna, ma anche le tonalità rosafragile, grigioluna, argentoviscosa, brunodorato, salsosangue, presenti nelle Poesie da un penny.

La mostra ‘Domestic Drama’ resta visitabile fino al 15 luglio 2012 da lunedì a domenica con orario 10:00 – 13:00 / 16:00 – 19:00

pubblicato su www.genius-online.it il 12/06/2012



Tracce magiche nell’universo di Carol Rama

di Olga Gambari

Andrea Guerzoni attua la pratica della frequentazione, della relazione approfondita nel tempo, che diventa rito, intima condivisione e conoscenza verticale. Per lui è modalità ideativa e realizzativa. Per esempio Carol Rama, musa ispiratrice della sua ultima mostra e del suo ultimo libro di aforismi, al centro di «Domesticheria», progetto allestito allo spazio Tac fino a sabato, con un finissage che inizia alle 18.30 (via Sant' Agostino 25, www.andreaguerzoni.it).

Da due anni ogni lunedì pomeriggio, o quasi, Guerzoni va a trovare Carol Rama nel suo mitico appartamento in via Napione. La sua figura, le sue parole, i suoi oggetti, quello spirito inimitabile dalla poesia struggente, fragile e violenta insieme, hanno permeato le opere di Guerzoni, ne sono stata sorgente. Un piccolo libro raccoglie, invece, le frasi di quest' artista torinese arrivata tardi alla scena internazionale che le spetta: diventano aforismi fulminanti.

Le opere sono disegni -schizzi come aforismi di segno- e assemblaggi di oggetti che evocano Carol, il suo mondo fatto di colore, umanità, sesso, dolore, solitudine, libertà, gioia pura. Ne sono una memoria rielaborata. Tracce diventate semi nel lavoro di un altro artista: qual riconoscimento più grande?

 
pubblicato su La Repubblica, Torino, il 26 aprile 2012

RACCONTO A CANNOCCHIALE ROVESCIATO


di Corrado Premuda

 

Forse avete sbagliato posto se vi aspettavate una mostra convenzionale. Forse non è qui che dovete entrare se volete osservare e ispezionare le opere con una lente d’ingrandimento. È un cannocchiale rovesciato quello che dovreste maneggiare per fronteggiare le cianfrusaglie petulanti che vi girano attorno.

Oggetti che si interrogano da soli e da soli si danno le risposte. Non spaventatevi però: sono bizzarri ma non mordono, o perlomeno il rischio è rimpicciolito.

Guardate che spasso: la coppetta per salasso fa la corte al lungo corno pallido, la scarpa in legno importuna la lucciola nera, le saponette di Aleppo sono indecise tra riverenza e penitenza e il minuscolo artiglio scappa lesto con la siringa di cristallo.

“Sottovetro, sottovuoto, sottochiave!”, tartaglia febbricitante la lama da barba a piede libero.

“Spicciamoci: io corro a incampanarmi!”

“Aspetta che finisco di togliermi la vita”, ha appena esclamato il ditale da cucito. “Si è mai vista una cosa viva in una collezione che si rispetti?”

La carruba e lo spino di Giuda si lanciano in una frenetica danza creola all’ultimo sangue. Carramba! E carambola sfinita, come gatto d’ospedale, anche la pelliccia.

Poi gli oggetti si fanno immobili e muti in attesa di un cenno del loro Animatore: è lui che arbitra e mette in scena la cerimonia. Dipinge con gli occhi e scrive in aria. “A chi mi chiede perché disegno domando perché respira.” Santa polvere: a volte esagera! Qualche bella parola e quattro linee ben assestate non hanno mai riempito la pancia a nessuno. Al limite fanno venire il voltabudella…

All’Inventagrane è venuta un’idea ad incandescenza da incorniciare: le didascalie le ha messe sui pentagrammi. Tutto un lavoro squadernato, da far ringhiare una farfalla impagliata.

“Io volevo una mostra normale!”, strilla il primo visitatore entrato nella camera degli imprevisti mentre perde i sensi su una sedia che ha le braccia al posto delle gambe.

Meglio darsi una rilassata. Cosa ci si può aspettare da un Trovarobe a domicilio? Per ben che vada vi imbandisce giusto un tè della scopa. Dalla credenza tira fuori rimasugli ammuffiti come fossero il pezzo forte di chissà che repertorio. Bonboni induriti, vecchi di anni: che ghiotta offerta per il pubblico dell’inaugurazione.

Un rumorino di dita arrotolate fa tremare di spavento tutta la cassettiera a nido di cicogna. C’è il rischio che, oltre all’Attrezzista permaloso, compaia anche lei, la Maga ispiratrice di tutte queste arcane truccherie allestite per rincitrullirvi. “Andate a farle in un altro sgabuzzino le vostre scapigliate trastullerie! Non qui: pietà!”

Ha voglia quella torta nuziale del comò di cautelare il salvagioie dal macello: adesso comincia la parata cigolante e fracassona. Le dentiere inebetite, il ramo di spine, le bambole rotte, il richiamo per uccelli in gomma, quell’unica ciglia bionda solinga… Niente viene risparmiato. Tutti sequestrati. Tutti arruolati. A far parte dello squadrone! Un oggettificio balordo. Qualcosa che vorreste non aver mai tirato fuori dal ripostiglio? Abbiate fiducia: non vi deluderà.

Forme bambine alle pareti e chiodi ricurvi per quadri ignari. Mirate tutto dal cannocchiale, vero? Usatelo al contrario, da bravi… è meglio della visione binoculare: un occhio di vetro e una mano sciolta, per piacere! A voi un naufragio di colori: rosafragile, azzurrovenato, grigioluna, argentoviscosa, brunodorato, salsosangue. Addio per sempre.

Ecco il Faccendiere Culturale sorridente – un’altra  sorpresa! – pronto a dare il la. Gli oggetti usati e vissuti, anche quelli più squinternati e dimenticati, si fanno belli e diventano i protagonisti di uno show all’americana, adatto più a un teatro off del Greenwich Village che a un dime store di Brooklyn…

“Ora capisco, è per questo motivo che ha voluto anche me: per dare un tocco internazionale alla serata, per aumentare il ritmo della festa”, schiocca il bel corno dal palco. E non si tira indietro: “Ladies and Gentlemen, join us for this fun party!”. Fino a qualche mese fa se ne stava tranquillo nel negozio di arredamento vintage a Dumbo, un soprammobile ingombrante fra altre suppellettili inutili. Tutto pensava tranne che lo avrebbero comprato senza contrattare il prezzo, imballato con tutti i sacri crismi ma imbarcato su un aereo in un bagaglio troppo zeppo e spedito in una traversata transoceanica con destinazione Torino. È arrivato sano e salvo – oh gaudio! – per essere semplicemente fatto vedere per quello che è, un povero corno animale d’appartamento… col dubbio, che resta, se sia appartenuto o meno a una Mad Cow.

Adesso che può finalmente sfornare i suoi giochini privati, l’Officiante pare davvero contenterello di questa festa mesta: tutti gli oggetti hanno imparato la parte e si concedono generosamente ai visitatori. C’è chi zufola malizioso, chi tossicchia “Bravi!”, chi lancia un “Oh!” per lo stupore, chi ride a crepapelle e chi si aggrappa con tutte le forze al proprio punto di domanda sospeso sulla testa. 

“Straordinario…”, sento dire a quel primo visitatore, riavutosi dallo sconcerto, che ora si gode lo spettacolo con la lingua per aria. “Complimenti per la festa!”

“Una festa del cazzo!”

E certo Carol, appunto. Ottimo così.

Ma cosa vi aspettavate? Una domesticheria, nient’altro.

 
pubblicato sul catalogo Andrea Guerzoni Domesticheria Collana Arte Numero 13, a cura di Associazione Culturale AZIMUT, Edizioni SUGO s.r.l., aprile 2012

I disegni di Andrea

di Giuliana Carbi, Studio Tommaseo Trieste


Quando guardo i disegni di Andrea mi viene da sorridere. Non è una cosa molto solita per me.

Il segno è sicuro. Predilige far scorrere la penna nera contrappuntando pochi pieni con l’inchiostro rosso. Racconta piccole storie che muovono un’emozione segreta, che custodiamo, ma che raramente facciamo uscire da noi stessi. Qualunque anche tragica circostanza che determina la natura del racconto spande da sé un senso di familiarità. Ci fa percepire una serena confidenza insospettabile.

Credo che la modalità lieve che usa disegnando e che mi fa sorridere solleciti la fantasia a ritornare alla totalità dell’infanzia, a non spezzare il filo dell’armonia che vivevamo allora anche se non sapevamo cosa fosse.

È un nostro meccanismo prezioso, dunque, che Andrea stimola? Gli vorrei chiedere come ci riesce. Soprattutto avrei voglia di chiedergli che continuasse a concentrarsi in questo, ché gli è congeniale, lasciando stare altri percorsi. Ne sono così convinta che rilancio!: mi piacerebbe se un giorno provasse a fare un cartone animato…


pubblicato sul catalogo Andrea Guerzoni Domesticheria Collana Arte Numero 13, a cura di Associazione Culturale AZIMUT, Edizioni SUGO s.r.l., aprile 2012

Carolandrea

di Maria Cristina Mundici

 
Carol, 2003: “La bocca è la parte più sensibile, la prima a godere di cose che poi ti scandalizzeranno, è la prima a essere una clandestina nella tua vita. E questo significato lo mantiene sempre, anche quando sei centenaria.

È come se la bocca avesse una sua vita autonoma rispetto al corpo perché ha ricordi primordiali, da sempre: che riguardano il gusto, quello che dici, quello che ami... È la prima a soffrire, ad assaporare, a soddisfarsi. Insomma, la bocca è più scandalosa della fica o del cazzo, perché ha tutti quegli eros che noi sotterriamo. E con la bocca riesci a salvarti anche in una serata orrenda, solo perché hai mangiato un buon piatto.

Che meraviglia la bocca!”

Carol, 2011: “Hai una bella bocca: cosa vuoi più di così? Avanti, ché sei molto bravo!”

Carol e Andrea parlano, usano la bocca per scambiarsi parole: Andrea sollecita Carol, con discrezione ma colpendo nel segno, andando a toccare corde sensibili, e Carol dice, per frasi brevi ma puntuali, che affondano nel contesto della sua vita e riemergono incrostate di umori. Nessuno come Andrea, in questi anni recenti, riesce ad avere uno scambio così approfondito con Carol, su lunghezze d’onde che loro sanno: uno scambio alla pari, tra artisti e tra esperienze di vita fatte di timidezze, passioni, velocità di sguardo, intelligenze penetranti, brutalità e lirismo ironico. Su se stessi e sul mondo. Da “clandestini”, da chi sente con intensità e da chi, nello stesso tempo, soffre e si nutre di esclusioni, e grazie alla clandestinità arriva a pronunciare, con la bocca, frasi folli ma più vere del vero, che ci parlano di loro e di noi.

Carol, 2010: “Gli oggetti son feticci, cerchi quelli che ti assomigliano. Lo sgarbato non conosce gli oggetti, li vuole solo reprimere. Quante cose ho accumulato: la più bella sarà l’ultima.”

L’oggetto è un compagno, un’emanazione, uno specchio deformato, un precipitato, un ricordo, un desiderio. È un testimone e un suggeritore, dice del passato e accenna al futuro, scalda e promette. Di oggetti Carol ha riempito la casa e i quadri, l’accumulo racconta la sua vita e la sua mente. E Andrea, che “sgarbato” non è, con gli oggetti omaggia Carol e costruisce dei teatrini che raccontano di lei e attraverso lei di sé. Andrea sceglie e dispone gli oggetti con la stessa cura con cui Carol li ha sempre maneggiati e collocati, in apparente casualità ma con preciso ordine interno, per farli “assomigliare” a Carol e ad Andrea stesso.

Sono contenta di averti incontrato: bisogna essere fedeli, veri, di razza.


pubblicato sul catalogo Andrea Guerzoni Domesticheria Collana Arte Numero 13, a cura di Associazione Culturale AZIMUT, Edizioni SUGO s.r.l., aprile 2012


Rama-Guerzoni

Il mondo di Carol

Duetti di Flavia Matitti

Dopo una lunga frequentazione con Carol Rama, Guerzoni ha ideato l’allestimento della mostra inaugurale del nuovo spazio espositivo, in cui convivono opere pittoriche e grafiche di entrambi gli artisti torinesi e installazioni di oggetti che richiamano il mondo di Carol Rama.

Carol Rama – Andrea Guerzoni Quanta luce nel nero, a cura di Corrado Premuda, Palazzetto Art Gallery, Roma. Fino al 30 novembre.

pubblicato su l’Unità, sabato 19 novembre 2011


Carol Rama e Andrea Guerzoni a Palazzetto Art Gallery, nuova realtà romana  

di Maria Arcidiacono


Palazzetto Art Gallery è un nuovo spazio espositivo in Roma, a due passi dal quartiere ebraico del Portico d’Ottavia e dalla trafficatissima piazza Venezia.

La mostra Quanta luce nel nero propone un dialogo tra due giovani artisti piemontesi: Carol Rama, classe 1918 e Andrea Guerzoni, nato nel 1969. La novantatreenne vincitrice del Leone d’Oro alla carriera alla Biennale d’Arte del 2003 e il quarantenne appassionato di Alda Merini e Fernando Pessoa. Una conferma di quanto il coraggio, la spudoratezza, il rifiuto di ogni convenzionalità costituiscano ancora una chiave d’accesso alla volontà espressiva dei nuovi talenti. Talvolta capita che queste curiose e rivoluzionarie prerogative alberghino in personalità anagraficamente insospettabili.

Le opere di Carol Rama in mostra coprono un lungo arco di tempo (dal 1939 delle Bolle di vetro al 2003 de Le malelingue) e si dispongono senza difficoltà tra quelle di Guerzoni: tecniche assai differenti, ma il dialogo è fitto, intenso. Un mondo disincantato quello di Guerzoni, tra grafie infantili e provocatorie, figlie di una ricerca linguistica in un patrimonio letterario di tutto rispetto.

È come sbirciare tra gli scambi dialettici e affettuosi tra i due, una frequentazione reale, rispettosa e spassosa del giovane artista a casa della maga ammaliatrice e irriverente dell’arte italiana.

Il contrappunto poetico degli aforismi di Andrea Guerzoni si sposa perfettamente con la progettualità di Carol Rama, che anticipa i tempi, scompiglia le carte, utilizza materiali insoliti e di recupero giocando con un’idea spiazzante della corporeità. Non c’è un passaggio di testimone tra Carol Rama e il suo interlocutore, né filtro generazionale, solo libertà: “L’arte restituisce tutto”.

pubblicato su Art a part of cult(ure) www.artapartofculture.net


Carol Rama e Andrea Guerzoni: due torinesi a Roma.

Due torinesi a Roma: fino al 30 novembre rimane aperta la mostra Quanta luce nel nero, una doppia personale che coinvolge Carol Rama, uno dei nomi più importanti dell’arte del Novecento italiano, Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia del 2003, e Andrea Guerzoni.

Dopo le mostre a due con Louise Bourgeois e Antonio Marras, Carol Rama si confronta con l’emergente Andrea Guerzoni in un’esposizione che racconta la frequentazione, l’affetto e le affinità concettuali tra due artisti appartenenti a generazioni differenti. Così, le opere figurative dei due protagonisti dialogano tra loro, e si inseriscono in un mondo di oggetti che richiamano la celebre soffitta di via Napione e l’immaginario estetico di Carol Rama.

“Quanta luce nel nero” è a cura di Corrado Premuda, ed è visibile negli spazi di Palazzetto Art Gallery, dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 19.00.

pubblicato su www.contemporarytorinopiemonte.it

Un omaggio ad una grande artista, un atto d’amore e di dipendenza concettuale nei confronti di un personaggio fondamentale dell’arte del secolo scorso. Andrea Guerzoni ricostruisce la casa-studio di Carol Rama, affiancandogli opere personali tese a sottolineare il comune sentire dei due artisti. Prende forma così un incontro che getta luce sull’esperienza profonda di una grande artista...

di Andrea D’ammando


"L’importanza del simbolo è legata all’esigenza di scoprire, esprimere ed evocare, al di là del dato specifico, misteriosi e profondi significati dell’animo umano o le sfaccettature che in esso si adombrano”. (Andrea Guerzoni)

Esprimere ed evocare l’intenso e complesso universo artistico ed emotivo di Carol Rama (Torino, 1918) attraverso una ricostruzione al tempo stesso fattuale e simbolica della casa-studio della grande artista torinese, la cui prima partecipazione alla Biennale di Venezia è datata 1948. Questo l’obiettivo dell’esposizione di Andrea Guerzoni (Torino, 1969), che nel neonato spazio della Palazzetto Art Gallery – ancora in via di allestimento, causa alcuni piccoli lavori tecnici che rendono, almeno ad oggi, la visione della mostra abbastanza "difficoltosa” – si opera a fondo nella resa delle principali istanze che hanno animato, ed animano tuttora, l’attività artistica e concettuale di Rama. Guerzoni, legato all’artista torinese da un’ammirazione trasformatasi con il tempo in profonda amicizia, sceglie di proporre agli avventori della mostra un omaggio, un atto d’amore e di dipendenza nei confronti di Carol Rama, ricostruendo quello che nel tempo, per volere della stessa artista, si è trasformato nella più importante opera di autorappresentazione: la sua casa e gli oggetti in essa raccolti e conservati.

"Sono oggetti d’uso. Li ho sempre visti così, con la carica di sgomento e di erotismo che introducono nella vita domestica. Ho sempre amato gli oggetti e le situazioni che venivano rifiutati”. In queste parole di Rama è contenuto tutto il significato che tale collezione, una minima parte di quella attualmente presente nella casa dell’artista, rappresenta all’interno del mondo che ne ha animato pensieri ed opere lungo decenni di attività: gli oggetti, spesso presi in carico nel loro essere materiale di scarto, portano con sé tutta la carica del vissuto che li ha visti protagonisti, evocano in modo deciso sia la vita che l’arte di cui sono stati attori, portando con sé un carico di esperienza trascurato.

L’operazione di Guerzoni, se da una parte ricolloca tali oggetti all’interno di un’esposizione che ne sottolinea la valenza simbolica, dall’altra si impegna nell’evidenziare punti di contatto artistici e concettuali tra i due: al di là delle evidenti riprese iconografiche di opere quali Eros -serie di matite su carta musicale-, attraverso una serie di opere pittoriche e grafiche personali il giovane artista torinese pone in essere una comunanza di riferimenti ad un mondo surrealista in bilico tra la provocazione disturbante (si dovrebbe forse dire conturbante, si vedano opere quali I presagi di Birman o gli oggetti esposti nel Palco allestito dal giovane artista) e poetica espressione di un’innocenza giovanile perduta ma sempre presente nella vita dei due protagonisti.

Ecco così la casa di Rama prendere forma e vita, ed insieme ad essa le suggestioni che da sempre ha rappresentato per chiunque gli abbia fatto visita. "L’arte restituisce tutto” recita un aforisma di Carol Rama ripreso in uno scritto di Guerzoni: nella capacità evocativa di una collezione di oggetti e nella forza artistica di un confronto tra universi concettuali comuni, la stupenda "ossessione” del giovane artista si materializza, restituendo a Carol Rama quella luce tanto ricercata fin dal titolo della mostra.


pubblicato su EXIBART martedì 8 novembre 2011, mostra visitata il 2 novembre 2011

Andrea Guerzoni: io e Carol Rama.

di Cristina Favento

In via delle Botteghe Oscure, una delle strade più famose di Roma, ha aperto sabato 29 ottobre 2011 una nuova galleria d’arte, Palazzetto Art Gallery, che prende il nome dallo storico palazzo Caetani, dimora del Cinquecento in cui è ospitata. La mostra d’inaugurazione vede esporre insieme due artisti torinesi: la grande Carol Rama, tra le più celebrate artiste italiane – Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia nel 2004, e Andrea Guerzoni, artista emergente, illustratore di libri e autore di aforismi disegnati e scritti. La mostra è curata da Corrado Premuda, che si occupa da anni di Leonor Fini e di recente ha scritto di Bice Brichetto.
La casa di Carol Rama è un’opera d’arte piena di oggetti curiosi e teatrali, una fonte d’ispirazione per Andrea Guerzoni che, dopo una lunga e costante frequentazione con l’artista, ha ideato, progettato e curato l’allestimento della mostra Quanta luce nel nero in cui convivono opere pittoriche e grafiche dei due artisti torinesi e installazioni di oggetti che richiamano il mondo di Carol Rama. Scrive Corrado Premuda nel testo di presentazione in catalogo: “Questi utensili per improbabili stregonerie dialogano qui con le opere grafiche e pittoriche di Andrea Guerzoni e con tutto l’immaginario estetico di Carol Rama e il risultato non prende solo la forma di un omaggio, ma di una vera e propria dichiarazione d’amore.”
Frasi, pensieri, battute e ricordi di Carol Rama sono diventati anch’essi una componente importante di questa mostra e, raccolti da Guerzoni col titolo “Avanti Savoia! Gli aforismi del lunedì pomeriggio”, sono presenti in catalogo e ripresi nell’installazione e rappresentano un originale e spiazzante omaggio ai 150 anni dall’Unità d’Italia.

Abbiamo rivolto ad Andrea Guerzoni alcune domande sul rapporto artistico e di amicizia con Carol Rama.

Cristina Favento (CF): Andrea Guerzoni, si ricorda la prima volta che ha visto delle opere di Carol Rama? Che cosa ha pensato?

Andrea Guerzoni (AG): Credo di essere incappato nel lavoro di Carol Rama nella seconda metà degli anni Novanta, senza avergli riservato la dovuta attenzione. In un’edizione di Artissima, Fiera Internazionale d’arte contemporanea a Torino, ricordo di aver provato addirittura fastidio nel vedere una gigantografia che ritraeva l’artista ottantenne. Pensai che volessero “vendere” il personaggio. Solo tardivamente, all’inizio degli anni Duemila, ho iniziato a conoscere ed apprezzare davvero le opere di Carol.

CF: Dell’artista Carol Rama che cosa apprezza maggiormente?

AG: Il coraggio nella scelta di soggetti e tematiche, l’istintività del segno e la misura nell’uso del colore, la dote compositiva.

CF: E del personaggio Carol Rama che cosa pensa?

AG: Da quando conosco bene Carol di persona, trovo il personaggio-Rama magnifico. È stata geniale ad alimentare negli anni la sua leggenda, complice un carattere che può risultare bizzarro e bizzoso ma per me davvero affascinante! Carol nasconde la sua fragilità e timidezza utilizzando modi schietti e talvolta irosi, usa il turpiloquio con gioiosa teatralità, per stupire, imbarazzare, divertire l’interlocutore. Carol Rama è esotica, erotica, eroica, nella splendida definizione di Lea Vergine, e tanto altro ancora. La adoro e le voglio un gran bene!

CF: Com’è nata l’idea di questa mostra a due che vede le sue opere e quelle di Carol Rama condividere uno spazio e un progetto?

AG: La frequentazione della sua casa-studio è diventata da più di un anno e mezzo un appuntamento fisso a cadenza settimanale. Questo tempo speciale in compagnia di Carol ha fatto sì che la fascinazione per l’artista si traducesse in affetto e complicità. L’atmosfera, gli oggetti e i colori in quello spazio eccezionale hanno stimolato la creatività. È nata così l’esigenza, ad un certo punto, di fissare tutto questo e tradurlo in arte. La mostra è il naturale svolgimento di questo nostro dialogo.

CF: Ci racconta cosa sono gli aforismi di Carol Rama?

AG: Carol  ha da sempre una dialettica arguta, sfrontata, energica. Sue cifre sono la concisione, la brevità e l’essenzialità. Carol utilizza spesso questa strategia espressiva repentina per non concedere il diritto di replica, sia in caso di giudizio, insulto o affermazione benevola. È stata la ormai naturale predisposizione all’aforisma a farmi appuntare le argute, ma sempre più rarefatte, frasi di Carol: i pensieri e ricordi, le sentenze e i motti di spirito di un’artista del suo valore, quasi novantaquattrenne, andavano raccolti e condivisi.

CF: Su cosa si basa la sua amicizia con Carol Rama?

AG: L’amicizia si basa forse sul bisogno inconscio di rassicurazione di entrambi, sulla capacità di comprendere il linguaggio dell’altro, sulla disponibilità all’accoglienza in questo presente fragile ma bellissimo.

Fucinemute, novembre 2011


CAROL RAMA - ANDREA GUERZONI

Inaugurazione di una nuova galleria con "Quanta Luce nel Nero", mostra curata da Corrado Premuda che propone un contrappunto fra opere pittoriche e grafiche di due artisti lontanissimi di generazione entrambi piemontesi: Andrea Guerzoni –classe 1969- e Carol Rama – Torino 1918-, artista di eccezionale profondità e incisività fra le figure più rilevanti dell’arte italiana contemporanea. Un contrappunto, ma anche un omaggio del più giovane autore al ruolo di riferimento che il mondo immaginario ed espressivo di Carol Rama ha esercitato sul suo.

pubblicato su Repubblica, Trova Roma, Arte, novembre 2011


Quanta luce nel nero. Roma, inaugura il Palazzetto art gallery con Rama e Guerzoni

di Virginia De Simoni 

“L’arte restituisce tutto”, recita uno dei versi di Carol Rama negli Aforismi del lunedì pomeriggio. Ed è infatti l’arte a restituire finalmente alla città di Roma diversi ambienti di palazzo Caetani, dimora della famiglia Mattei dalla seconda metà del Cinquecento. Il Palazzetto art gallery, inaugurato il 29 ottobre con la mostra Quanta luce nel nero, si affaccia su via delle Botteghe Oscure e si insinua strategicamente come crocevia verso largo Argentina.

Un ambiente minimal cubico e bianco viene trasformato in un’affollata stanza: la stanza di Carol Rama (Torino 1918) e Andrea Guerzoni (Torino 1969), paradigma dello straripante solaio in cui finora il rapporto dei due artisti si è consumato. La casa di Carol Rama, la cui prima partecipazione alla Biennale di Venezia risale al 1948, è stata infatti nell’ultimo anno unico teatro dei loro incontri del lunedì pomeriggio. Sebbene Guerzoni sia tecnicamente più grafico e presenti accenti comuni alla corrente pop surrealista statunitense, la sua visionarietà lo accosta all’arte della Rama. L’artista, esponente del gruppo Mac (Movimento arte concreta) negli anni Cinquanta, è continuamente citata dalle tele, nelle installazioni, dai disegni del giovane torinese. E proprio L’arte restituisce tutto è l’aforisma ricamato in una delle tele che compongono Sinfonia n. 9, le quali, ricoperte di stoffa, «ricordano le fantasie e le tonalità presenti a casa di Carol, oltre a creare il pendant della sua opera Quarto movimento» ha spiegato Guerzoni al vernissage. L’arte sta restituendo a Carol, attraverso lo scambio con Guerzoni, la notorietà e le soddisfazioni che tanto hanno tardato ad arrivare.

Ogni pezzo dell’esposizione è lì a celebrare e onorare le sue ricerche; così le installazioni, disseminate ovunque nello spazio, sono composte da oggetti d’uso quotidiano e dotate di una valenza simbolica che ne trascende completamente il significato. Ne è un esempio la creazione di palcoscenici con l’impiego di consunte cassette di legno, al cui interno isolano e presentano al pubblico, come protagonista unico e solo, un oggetto. «Quest’idea del Palco – così Guerzoni lo descrive e intitola – è nata proprio a casa di Carol, solo che nelle cassette lei è solita conservare riviste, giornali, carte da cui non vuole separarsi. Ricordi, souvenir e tracce di ciò che è stato, cose da cui non può prescindere per essere la donna e l’artista che è oggi».

Il feticismo di Carol Rama è quindi lo spunto per Andrea Guerzoni per indagare anche nei simboli del suo stesso passato: ditali, lame da barbiere, pettini, elementi vegetali. La storia personale e familiare dei due artisti si intreccia (nonostante l’enorme differenza d’età) in un continuo omaggio, che attraverso l’esposizione, permette a Guerzoni di dichiararle il suo amore. Il Palazzetto art gallery nasce presentando al pubblico una storia singolare. Una storia artistica a tutti gli effetti, ricca di umiltà, di affetto, di scambio e ricerca estetica comune. L’arte restituisce tutto.

Inside Art, novembre 2011


ROMA, alla Palazzetto Art Gallery inaugura la mostra 'Quanta luce nel nero', con Andrea Guerzoni e Carol Rama, artista amata da Sanguineti e Warhol

di Anna Castellari

Roma, fine ottobre 2011. Siamo in un palazzo nobiliare del centro della capitale italiana, in via delle Botteghe Oscure, al civico 34, nel signorile Palazzo Caetani. Qui inaugura non solo una mostra, ma anche una galleria d'arte, Palazzetto Art Gallery. Diretto da Franco Ruben, ospita stavolta un'esposizione intitolata Quanta luce nel nero - How much light in dark, a cura di Corrado Premuda, dove convivono le opere di Carol Rama, artista nata nel 1918, e Andrea Guerzoni, nato nel capoluogo piemontese nel 1969.

I due artisti, di due generazioni così diverse, si frequentano a Torino, in una casa, quella della Rama, che non è solo un luogo in cui lei vive, ma anche l'espressione della sua personalità, sia d'artista che di donna. Spesso considerata scandalosa, aggressiva, è però certamente un'artista di valore, innovativa, che per certi versi richiama la personalità complessa della poetessa Alda Merini. Sono infatti angosce e traumi esistenziali a fare da ispirazione ai soggetti delle sue creazioni. Negli anni Cinquanta le sue opere sono chiaramente aderenti al MAC, Movimento Arte Concreta, che si sviluppa a Torino. 

Nel decennio successivo, il poeta genovese Edoardo Sanguineti recentemente scomparso definisce alcuni dei suoi quadri bricolage, dove utilizza gli oggetti da lei usati, in un mix tra pittura e installazione. Negli anni Ottanta ritorna al figurativo, negli anni Novanta riprende anche la tecnica dell'incisione, già praticata negli anni Quaranta con la serie delle Parche

Nel 2003, l'artista riceve il riconoscimento del Leone d'Oro alla Carriera alla cinquantesima Biennale veneziana. Insomma, finalmente viene riconosciuta come protagonista dell'arte del Novecento. Le sue figure gridano il dolore e vogliono essere "vendicate", dai colori, talvolta violenti, si può udire la voce disperata di una donna non capita, vittima delle "Malelingue", che poi è anche il titolo di una delle sue opere più ironiche e dissacranti, presente anch'essa alla mostra romana. Da molte di quelle opere e dagli oggetti della casa dell'artista trae ispirazione l'altra metà della mostra, quella con le opere di Andrea Guerzoni (DC di Guerzoni, per esempio, è chiaramente legata alle Malelingue di Rama). 

Non resta che gustarsi le opere dell'artista per comprenderla meglio. E gustare il suo mondo, in interazione con il gusto illustrativo e anticonformista di Guerzoni, artista di indubbio valore. Così commenta Premuda, curatore: «Questi utensili per improbabili stregonerie dialogano qui con le opere grafiche e pittoriche di Andrea Guerzoni e con tutto l'immaginario estetico di Carol Rama e il risultato non prende solo la forma di omaggio, ma di una vera e propria dichiarazione d'amore». Un'interazione fatta di dialogo tra le opere, intreccio delle due personalità, armonioso gioco degli oggetti e delle installazioni da ammirare nel bianchissimo spazio della Palazzetto Art Gallery. 

Artitude, ottobre 2011


QUANTA LUCE NEL NERO Nella stanza di Andrea Guerzoni e Carol Rama

di Corrado Premuda

Forme di scarpe di legno, vasi di vetro, gomme di bicicletta, enormi rocchetti di filo. Collane di materiali vari che sembrano amuleti, sculture etniche, fotografie e ritratti, cassette di legno piene di libri, cataloghi, inviti a mostre, giornali, lettere, fogli. Oggetti d’affetto, seducenti e teneri, che raccontano di una vita trascorsa e consumata: oggetti usati e vissuti, ambivalenti ed equivoci.

Sono oggetti evocativi, che sembrano usciti da un antiquario o emersi da una vecchia cantina, quelli che riempiono la casa di Carol Rama e che svelano meglio di qualunque parola l’intenso universo visionario ed emotivo di un’artista originale e dall’inventiva crudele e ironica. Oggetti feticcio e materiali che spesso Carol Rama ha poi utilizzato per le sue opere. La stessa Carol e le sue opere potremmo dire che sono, a loro volta, feticci per Andrea Guerzoni.

Attratto dai lavori e dalla personalità della grande artista, Guerzoni scopre un sottile legame con quella poetica: sia con le figure brutali ed erotiche che con le opere più informali – i quadri del periodo del MAC ed i collage – lievemente squilibrate pur nella logica razionale e nella sapiente distribuzione dei pesi.

Di Carol Rama lo conquista il misto di istintività e di misura: lei è indubbiamente un’artista-personaggio che può contare però su un rigore che la caratterizza tutta, anche nell’allestimento della propria casa-studio dove la disposizione degli oggetti è studiata e quasi teatrale.

La frequentazione della casa di Carol Rama è diventata per Guerzoni un appuntamento fisso a cadenza settimanale. “In questo periodo”, dice Andrea Guerzoni, “ho una comunicazione preferenziale con Carol, fatta di parole, segni, gesti, attenzioni, rassicurazioni, tenerezze, parolacce, battute di spirito, invenzioni, gelati al cioccolato… ma anche di sguardi e di silenzi complici.” Guerzoni, che ha ideato, progettato e curato l’allestimento di questa mostra, ammette che mai avrebbe immaginato di poter esporre in una mostra a due insieme alla sua artista preferita: non di un desiderio realizzato si tratta bensì del naturale svolgimento in forma artistica dell’esperienza eccezionale delle visite a Carol da parte di un artista. “Un’appropriazione indebita? Forse, ma la vita stessa lo è”, scherza Guerzoni ricordando una citazione di Rama.

Chi ha avuto modo di guardare le immagini della casa di Carol Rama o la fortuna di frequentarla, vi troverà una rispondenza con l’allestimento di questa mostra; gli altri riusciranno senz’altro a coglierne l’essenza in questa sorta di “stanza delle meraviglie”. Gli oggetti della casa di Carol Rama sono stati fonte d’ispirazione per Andrea Guerzoni: “Ho scelto alcuni oggetti e materiali che richiamassero il mondo di Carol Rama e li ho voluti isolare, mettere in luce e sistemare in maniera ordinata. Li ho chiusi in vecchie cornici, cassette, vetrinette e scatole di legno e messi sotto campane di vetro, tutte usate e vissute.” Oggetti eterogenei e minimi come quelli che lei ha usato per fare i collage o  che ha inserito come citazione nei suoi quadri o che le sono serviti per allestire la sua casa-studio.

Carol Rama ama ciò che “fa vissuto”, gli oggetti carichi di tracce d’esperienza: “Sono oggetti d’uso. Li ho sempre visti così, con la carica di sgomento e di erotismo che introducono nella vita domestica. Ho sempre amato gli oggetti e le situazioni che venivano rifiutati.” Ecco che allora gli oggetti, che a casa di Carol Rama e nella sua arte appaiono come accumulo, “materiali conturbanti” nella perfetta definizione di Edoardo Sanguineti, diventano in questa mostra, scarnificati e solitari come semplici reperti di memoria, dei personaggi con una propria vita, soggetti per un teatro crudele e sublime.

Questi utensili per improbabili stregonerie dialogano qui con le opere grafiche e  pittoriche di Andrea Guerzoni e con tutto l’immaginario estetico di Carol Rama e il risultato non prende solo la forma di un omaggio, ma di una vera e propria dichiarazione d’amore. Lontano da una mera citazione o da un’inutile emulazione, Guerzoni riesce a raccontare la sua passione per l’artista e il tempo trascorso in sua compagnia attraverso curiosi ritratti, inquietanti e commoventi, e con l’ostensione di feticci di varia natura.

Talvolta il rapporto iconografico fra i lavori dei due artisti è più evidente, come nel caso dell’installazione con le campane di vetro e di Bolle di vetro, olio su tavola di Rama del 1939, o come nel caso della serie Eros, lavori a matita su carta da musica, datati 1944 quelli di Carol Rama, odierni quelli di Guerzoni. Altre volte le corrispondenze sono più celate, come per Quarto movimento di Rama, olio su tela del 1952, e Sinfonia n. 9 (Allegro ma non troppo), serie di tele in stoffa colorata, lavoro di Andrea Guerzoni del 2011.

Nei lavori grafici e pittorici di entrambi si può scorgere un piglio sapientemente naïf: se nella figurazione di Carol Rama è possibile intravedere una tensione espressionista, in quella di Andrea Guerzoni appare una certa vicinanza con il pop surrealismo. Per tutti e due, protagonista è un’adolescenza inquieta, una serietà ricercata mista a una garbata spregiudicatezza.

I due artisti offrono al visitatore soggetti e oggetti carichi di storia, di vita, o meglio di un vissuto, di quell’insieme intimo di energia e gentilezza, timidezza e vigore che contraddistingue il loro carattere e che forse rappresenta il segreto che a stento entrambi custodiscono.

Tra gli oggetti esposti ce ne sono alcuni fortemente intrisi di ossessioni autobiografiche che riescono però ad assumere una portata più ampia: i rasoi da barba a mano libera fanno immediatamente pensare ai due ritratti del padre fatti da Carol Rama, mentre i recipienti in vetro con all’interno elettrodi di metallo richiamano per Guerzoni la chimica e il mestiere di suo padre. Si tratta di oggetti simbolici, già di per sé patrimonio del mondo dei fanciulli, ma i due artisti assegnano a ciascuno di essi una valenza nuova, come una pratica da Wunderkammer, da cabinet des curiosités, che ricorda più le scatole di oggetti di Joseph Cornell, giocattoli di fantasia per adulti, che gli objét trouvé destinati a metamorfosi dei surrealisti. E in un’epoca supertecnologica come questa nostra, Rama e Guerzoni utilizzano – per contrasto – oggetti di scarto o di scarso valore che ai loro occhi assumono un valore poetico, quella poesia che è propria dei bambini. 

“Quante ne abbiamo fatte…” Ad un certo punto della frequentazione con Andrea Guerzoni, Carol Rama ha iniziato a parlare al plurale, come se l’amicizia fosse stata di vecchia data, forse con un bisogno inconscio di rassicurazione, un modo per offrire all’altro forza e importanza e per riceverne a sua volta. La raccolta da parte di Guerzoni di frasi, pensieri, battute e ricordi di Carol Rama è diventata una componente importante di questa mostra, una sorta di primordiale ispirazione. Sono nati così Gli aforismi del lunedì pomeriggio, presenti in catalogo e ripresi nell’installazione a muro sottoforma di piccole tele di diverse stoffe e dimensioni, alcune delle quali con l’aforisma ricamato.
Dagli incontri del lunedì pomeriggio sono nati dei giochi grafici che svelano il dialogo rarefatto tra le due personalità, un dialogo dove le suggestioni di Rama e il segno di Guerzoni si intrecciano e appaiono una reminescenza poetica, un’eco di quella esperienza.

Nel 2005 Andrea Guerzoni inaugura la serie dei suoi librini con La strana storia della rana di Carol Rama. In un punto il protagonista entra per la prima volta nella casa di Carol Rama: 

È tutto molto scuro: i muri sono quasi neri, le finestre sono oscurate con tessuti spessi e corvini, i pochi mobili sono bruni, ma l’impressione non è quella di un luogo tetro e minaccioso. A Giovanni pare addirittura il luogo più magico e luminoso mai visto! 

“Quanta luce nel nero”, esclama Carol Rama un lunedì pomeriggio.

pubblicato sul catalogo della mostra Carol Rama/Andrea Guerzoni, Quanta luce nel nero, Palazzetto Art Gallery, ottobre 2011



“PREMATURITA': la recensione impossibile di Patrizia Miliani”.


di Patrizia Miliani

PREMATURITA’, il nuovo libro di Corrado Premuda: solarità e ombra dell’essere nell’attimo dolce e meschino

Andrea Guerzoni ha illustrato ciascun capitolo interpretando i dolci titoli  come creature dotate di vita nascosta,  con uno stile sintetico e introspettivo che rende ai difficili soggetti  un’anima mai sdolcinata e banale.

pubblicato su Il Circolo Pic Nic, giugno 2011



AFORISMI DISEGNATI, COMPLEANNI E REALITY LETTERARI: ANDREA GUERZONI ILLUSTRA CORRADO PREMUDA

di Anna Castellari

Sono in mostra a Trieste, allo spazio Studiocinque e altro, le illustrazioni per il primo romanzo di Corrado Premuda Prematurità, edito in croato

È una scrittura lieve, di una leggerezza quasi impalpabile e più che sostenibile, lo stile che caratterizza in modo evidente Corrado Premuda, triestino, classe 1974. 

Arrivato al suo primo romanzo, Prematurità / Sazrijevanje, tradotto in croato e pubblicato prima nel Paese dell'ex Jugoslavia che non in Italia – in un (purtroppo) ormai sempre più tipico meccanismo di “fuga di cervelli”, in questo caso di penne, all'estero – ha voluto che quel libro venisse illustrato da un artista un po' surreale, un po' bambinesco, dal tocco lieve e gradevole, ammiccante al lettore e sempre leggero. Illustrazioni in bianco e nero, corredati qui e là da un tocco di rosso, come nella copertina, in cui il color sangue va a riprendere la grafica del titolo. 

Un mondo che si dischiude, quello delle torte costruite come un “aforisma disegnato”, come dice proprio Guerzoni stesso parlando del suo lavoro, con “un segno veloce ma incisivo”, “quasi come se le torte fossero dei personaggi”(!!).

 

È su questo surrealismo che si basa un po' la filosofia del romanzo. Un'affinità che si è trovata lavorando entrambi su un soggetto con strumenti creativi diversi, ovvero Premuda attraverso la scrittura e Guerzoni attraverso l'illustrazione. 

 

La mostra Sweet Blink, che lo Studiocinque e altro dedica a queste illustrazioni, vuol mostrare proprio questi contatti tra romanzo e illustrazione, in un'alternanza sempre più evidente di linguaggi che oggi diventa terreno frequente di scambio, di fruizione da parte del pubblico – lettore e spettatore al tempo stesso – ma in questo caso con l'immediatezza della parola e dell'illustrazione. 

Andrea Guerzoni, torinese, diplomato all'Accademia Albertina delle Belle Arti in Pittura, non è nuovo alla cosiddetta “arte dell'aforisma” che lui stesso cita.

 

Guerzoni coltiva l'arte dell'aforisma per consegnare in pochi istanti un frammento dell'esistenza” (dalla biografia dell'artista). E infatti una delle sue pubblicazioni è la raccolta di poesie e aforismi Un silenzioso frastuono. Poesie per Alda Merini, Aforismi, Un papavero al giorno. Aforismi d'agosto e tanti altri. 

 

Non è nuovo nemmeno a Trieste, dove ha già esposto al caffè equosolidale Knulp, punto d'incontro di molti artisti della nuova avanguardia, con due mostre di cui l'ultima ha un titolo molto sagace e leggero: "L'elogio del riccio". “Il tono mordace, la levità gradevole quanto ingannevole che fa da supporto a contenuti in genere ponderosi, sono la sua cifra stilistica” si legge nella biografia dell'artista. Una cifra che, in un mondo sempre più votato alla drammaticità e alla pesantezza, andrebbe adottata da tutti gli artisti, come un obbligo morale verso una società che ha bisogno di leggerezza calviniana. E speriamo che le torte di Guerzoni e Premuda ce ne portino un po'. 

 

La mostra Sweet Blink è visibile a Trieste, nel delizioso spazio Studiocinque e altro, fino al 18 giugno 2011. Per informazioni: www.studiocinqueealtro.com

 

Leggi l'intervista in Artitude ai due artisti!

Corrado Premuda e Andrea Guerzoni, surreality d'arte e letteratura

Inaugura a Trieste la mostra Sweet Blink di Andrea Guerzoni, illustratore del libro "Prematurità" di Corrado Premuda, edito in croato

Allo "Studiocinque e altro", il 27 maggio 2011 alle 19, inaugura la mostra di illustrazioni surreali e poetiche di Andrea Guerzoni per il libro edito in croato Prematurità / Sazrijevanje dello scrittore triestino Corrado Premuda, al suo primo romanzo. Un assaggio delle illustrazioni e della loro genesi qui.

Com'è nata la collaborazione tra scrittore e artista? È nato prima il libro e poi le illustrazioni o sono nati insieme?

Corrado Premuda: È nato prima il romanzo. Quando si è presentata l’occasione della pubblicazione della traduzione in lingua croata (che precede, per altro, la versione originale in italiano, tuttora inedita) ho pensato a cosa avrei voluto ci fosse in copertina. Ogni capitolo di “Prematurità / Sazrijevanje” porta il nome di una torta e la festa di compleanno è uno degli appuntamenti centrali del romanzo, per cui mi sarebbe piaciuto avere una torta in copertina. Combinazione vuole che mentre ne stavamo discutendo con l’editore Antibarbarus di Zagabria io abbia conosciuto Andrea Guerzoni, i cui disegni mi hanno subito conquistato: gli ho chiesto di inventare una torta per la mia copertina e lui ha accettato. Anzi, con grande entusiasmo e generosità, ha voluto creare un’illustrazione per ciascun capitolo del libro croato.

Andrea Guerzoni: Ho conosciuto Corrado in occasione della mia seconda mostra personale triestina, a febbraio dell'anno scorso. Per l'occasione Corrado ha iniziato a scrivere articoli e testi critici sul mio lavoro e io ad interessarmi al suo di scrittore. Quando mi ha chiesto di realizzare un disegno di una torta per la copertina del romanzo ci ho preso gusto e ho incominciato a farne diverse: d’altronde sono un buon cuoco e un ottimo buongustaio!

A seconda di chi ha iniziato prima, come si sono influenzate reciprocamente le due forme artistiche?

AG: Ho realizzato i disegni prima di leggere il romanzo. A metà lavoro ho ricevuto da Corrado solo l'elenco delle torte che introducevano ogni capitolo. Sono stati disegni "empatici". Li ho pensati da subito come lavori evocativi ma con personalità, quasi come se le torte fossero dei personaggi. Un segno veloce ma incisivo, un aforisma disegnato!

Scrittura e disegno non si sono influenzati ma incontrati sul terreno della reciproca stima ed affinità su diversi argomenti. Ci accomuna senz'altro la passione per la letteratura e per alcune personalità femminili dal forte carisma: in particolare lui mi ha fatto scoprire Leonor Fini e io Carol Rama.

Nel libro si parla di un "reality letterario" in cui vengono al pettine nodi personali ormai resi pubblici dalle attuali forme mediatiche. Come ritenete che debba reagire la letteratura (Corrado) e l'arte (Andrea) di fronte a questo denudamento del privato? È necessario, cioè, sfuggirlo, oppure è meglio farvi fronte con una creazione che alla fine dei conti faccia luce sugli aspetti della vita privata, rifuggendo i canoni e i luoghi comuni del reality classico, quello televisivo?

CP: Nel romanzo il fattore “reality” consiste nel fatto che uno dei personaggi, a causa di un pasticcio familiare, viene trasformato a sua insaputa nel protagonista di una web novel. La sua storia privata, quindi, diventa pubblica. Ma per me questo espediente è finalizzato alla costruzione della trama e il riferimento al reality televisivo ha più una valenza evocativa.

AG: Ognuno fa quello che ritiene più giusto e consono, possibilmente nel rispetto della propria natura e forma artistica: nel mio caso credo che una parte dichiarata del proprio privato possa servire da ponte fra artista e fruitore. Nel mio lavoro propongo qualche accenno profondamente privato e soggettivo nel quale anche l'altro possa riconoscersi o trovare un differente punto di vista su cui soffermarsi.

Si può parlare di "surreality", più che di reality, guardando le illustrazioni di Andrea. Questa potrebbe considerarsi come una vostra risposta alla volgarità mediatica dell'attuale proposta artistica (in tutti i sensi: televisiva, cinematografica, letteraria), che invita più al voyeurismo?

CP: Forse è un’ambizione la mia, ma di solito, scrivendo, cerco sempre di inventare personaggi, storie, situazioni, come se giocassi, un po’ come i bambini che raccontano a se stessi, ad alta voce, i passaggi di un loro gioco visionario. Scrivendo mi metto in una sorta di universo parallelo che giustamente si potrebbe definire surreale anche se ancorato alla realtà. Dalla realtà attuale traggo ispirazione per citare dei linguaggi più che per far riferimento a delle situazioni volgari o banali.

AG: Al voyeurismo spicciolo rispondo spesso con una attenta e riservata osservazione e conoscenza dell’altro, uno stare alla finestra per scrutare il mondo, anche quello dentro di sé, e confrontarsi con esso, un atteggiamento caro ad uno dei miei poeti preferiti, Fernando Pessoa. Il disegno e la pittura, l’arte in genere, sono cosa differente dalla realtà ma in questa si esprimono e di questa è intrisa la mia figurazione.

Avete dei progetti futuri in comune?

CP: In luglio curerò una mostra di Andrea Guerzoni nelle Marche, per l’autunno è invece previsto un suo grosso progetto espositivo per cui dovrei scrivere un testo. In campo editoriale stiamo rifinendo una storia illustrata scritta da me e disegnata da Andrea.

AG: Sì, di progetti ce ne sono diversi. Molti ce li dobbiamo ancora raccontare. Ad esempio io vorrei che Corrado scrivesse una biografia di Carol Rama che gli ho fatto conoscere di recente e che adoro.


pubblicato su www.artitude.eu,  
maggio 2011

LA RIVELAZIONE NEL SEGNO

di Stefano Verri

L’immaginario infantile ritorna nel lavoro di Andrea Guerzoni ma limitatamente alle forme. Qui il bambolotto, testa grande e corpo piccolo, ad un certo punto addirittura con le cuciture a vista, nemmeno il peluche di quando eravamo bambini ma l’archetipo stesso del giocattolo, morbido ed educativo, si trasforma in una sorta di transfert dell’uomo comune. Apparentemente innocuo esso diventa il pretesto per un racconto sulle identità. La maschera copre il viso e le vergogne ma non è sufficiente a nascondere la rabbia.

da “La rivelazione nel segno nove artisti per la città della carta”, catalogo della mostra “Le Petit Poucet. Dietro ogni briciola un artista”, Sponge ArteContemporanea, Fabriano, maggio 2011.

maggio 2011

ANDREA GUERZONI: L’AFORISMA COME PROCEDIMENTO ARTISTICO

di Corrado Premuda

La brevità nel cogliere e fermare pensieri, sensazioni, idee attraverso un’immagine o una frase stringata è forse l’emblema e insieme la sintesi dei nostri tempi. L’uomo ha bisogno di raccontarsi, di descrivere la realtà con le sue parole, di comunicare con gli altri usando codici comprensibili che siano al tempo stesso personali e condivisibili. L’arte e la poesia hanno da sempre a disposizione due strumenti efficaci e affascinanti per attuare questo processo di comunicazione istantanea: il disegno e l’aforisma. E sono queste due pratiche, dalla stessa illimitata densità visionaria, i veicoli creativi di Andrea Guerzoni.

Immagine e parola camminano insieme nei suoi lavori, nei quadrotti, nei librini di poesie e disegni, nelle illustrazioni e nelle pitture ma sono capaci di vivere in autonoma armonia. Danno vita a una serie di personaggi dalle caratteristiche contrastanti: sono esseri sinistri e ingenui, figure animate delicate e crudeli, piccole ombre nere e commoventi, disarmanti e spietate. Schizzi che prendono vita dalla tensione emotiva di un sentimento o che sbocciano per contrasto da un’esperienza dolorosa. Ciascun personaggio, animale o cosa, ha una sua storia a cui lo spettatore e il lettore si appassionano o rappresenta una figura retorica, la personificazione di un’arte, di azioni e sentimenti umani. A questi personaggi Guerzoni abbina in alcuni suoi lavori brevi sentenze o motti di spirito che svelano i nostri vizi e le nostre virtù.

Tra le fonti d’ispirazione di questi esseri disegnati ci sono l’arte visiva, la letteratura, in particolar modo la poesia, e la musica. Gli autori preferiti da Guerzoni comprendono importanti artisti, Carol Rama, Louise Bourgeois e Leonor Fini prima di tutti, grandi poeti come Fernando Pessoa e Alda Merini, ma anche interpreti della canzone tra cui Mia Martini e Gabriella Ferri. Il processo che instaura l’artista a contatto con questi modelli è un omaggio che non rimane superficiale né tanto meno scade nella facile citazione: nelle sue mani le caratteristiche e le suggestioni dei maestri diventano materia plasmabile e duttile e contribuiscono a dar vita a delle creaturine originalissime e indipendenti. Così Guerzoni si trasforma nel padre di queste nuove figure che mantengono un legame con la fonte d’ispirazione ma procedono sicure sulle proprie gambe.

Emblematico è il caso di Aldina, personaggio creato dall’artista partendo da Alda Merini: una donnina arruffata e spaesata, dagli occhi segnati e con la gonna dondolante, alle prese di volta in volta con un pianoforte suonato al contrario, con una serie di papaveri che le appaiono e la travolgono, con delle api dispettose che la fanno volare e precipitare a terra. Nei disegni di Aldina, e negli aforismi che accompagnano il librino “Un papavero al giorno”, Guerzoni gioca con alcuni elementi che appartengono alla storia di Alda Merini (il disagio psichico, il candore e la fragilità caratteriali, i suoi oggetti feticcio, come il pianoforte e gli immancabili orecchini), e alle sue poesie ma ne trae poi una creazione tutta sua, dal tratto sicuro e personale, imperniata sull’uso esperto del bianco e nero a cui si aggiunge, a tempo debito, il rosso.          

Creando con gusto e sensibilità immagini e poesia, Guerzoni adotta l’aforisma come procedimento artistico. Il suo segno grafico, formato da un insieme di linee leggere e di linee decise, si rispecchia e completa nel significato dei suoi frammenti lirici e viceversa: allora il disegno e le parole simboleggiano un’unica visione, una sola idea artistica. Surrealtà illustrata? Evocazione fantastica? Creazione grafico-letteraria? Qualunque sia la definizione che se ne voglia dare, il lavoro di Andrea Guerzoni segue un percorso alternativo che racconta altre storie, altri esseri, altre verità. Come ha scritto Karl Kraus: “L’aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza verità o una verità e mezza”.

novembre 2010


GUERZONI, PETALI DI POESIA Il magico mondo dei personaggini. Teneri anzi, tenerissimi e...vincenti.

di Corona Perer

Hanno vinto la mostra-concorso "Io Espongo" di Pastis Temporary art Café, Torino, giunta alla tredicesima edizione: i personaggini di Andrea Guerzoni sono teneri, tenerissimi.

L'opera è un elogio ed un omaggio ad una grande e sfortunata donna: la poetessa Alda Merini, intellettuale magica e forte. Tra poco meno di un mese è trascorso un anno dalla sua morte. Con questo soggetto, intitolato "L'elogio, un papavero al giorno" (elogio di Alda Merini) l'artista Andrea Guerzoni era andato in finale della mostra concorso.

"L' elogio" è in realtà un trittico. Nasce dalla serie "Aldina", disegni che accompagnano gli aforismi del "librino" d'arte "Un papavero al giorno" del 2005.

Guerzoni vive e lavora a Torino, è diplomato in Pittura all'Accademia Albertina delle Belle Arti ed ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive. Coltiva l'arte dell'aforisma per consegnare in pochi istanti un frammento dell'esistenza. In una situazione al tempo stesso tragica e comica, il pianto e il riso, l'alto e il basso, il sublime e il triviale si intrecciano in un unico "ri-tratto".

L'artista predilige artisti crepuscolari o notturni, dalle abitudini solitarie e scontrose, capaci di trasformarsi come i ricci in una sfera spinosa difficilmente attaccabile, ma dall'animo gentile e fragile. Ecco allora le citazioni e gli omaggi ad Alda Merini, Fernando Pessoa e Carol Rama  si ripetono in maniera fedele e quasi maniacale. Col tempo la compagine si è arricchita di altre infatuazioni: per Louise Bourgeois, Semiha Berksoy, Leonor Fini con rimandi alle dolenti note musicali di Luigi Tenco, Mia Martini, Gabriella Ferri.

"....figurine all'apparenza divertenti, inoffensive e rassicuranti, simili ai disegni per fumetti o a quelli infantili. In realtà portatrici di tematiche e messaggi disorientanti, irritanti, niente affatto frivoli come la sofferenza e la difficoltà esistenziale e psicologica. Scegliendo questi maestri di "vita difficile", l'artista torinese ha voluto sottolinearne il legame di affinità spirituale e fare loro un sincero elogio, attraverso l'uso di un linguaggio grafico carico di leggerezza ed ironia" ha scritto Claudia Giraud (storica e critica d'arte) a proposito dei personaggini di Guerzoni.

pubblicato su Giornale SENTIRE, www.giornalesentire.it, ottobre 2010

LEONOR FINI, CARICATURE D’ARTISTA: DA BALTHUS A GUERZONI

di Corrado Premuda

Leonor Fini è uno di quei personaggi che ispira gli altri artisti. La sua forte personalità, il gusto innato per il bello e per il bizzarro, il suo essere sempre artista e opera d’arte di se stessa, ne hanno fatto un oggetto di osservazione e contemplazione, ieri come oggi. Non sono pochi i colleghi artisti che l’hanno omaggiata, già in vita, e che hanno realizzato opere di fantasia ispirate a lei.

A parte scrittori, poeti, designer, pop-star che l’hanno a vario titolo celebrata e citata, è interessante la produzione di alcuni artisti che hanno reinventato il personaggio Leonor Fini sottoforma di caricatura. Già nel 1945 il pittore e scrittore Mino Maccari, quando la conosce a Roma durante la seconda guerra mondiale, trasforma Leonor e la sua aria snob da “diva dell’arte” in una serie di disegni ironici e pungenti che sbeffeggiano la completa estraneità della Fini dal dibattito artistico romano di quegli anni. Le vignette di Maccari vedono Leonor in versione “pittrice-guerriero” mentre combatte contro illustri colleghi artisti come Fabrizio Clerici e Renato Guttuso. Queste immagini corredano il libro le “Interviste di frodo” di Marcello Venturoli pubblicato da Sandron nel ’45. Tre anni dopo, quando Leonor rientra stabilmente a Parigi, conosce Balthus il quale, al termine di un loro incontro al ristorante Le Catalan, disegna a caldo una caricatura della collega sulla tovaglia di carta. Con pochi segni di matita, Balthus evidenzia l’elaborata acconciatura di Leonor Fini e anche lui sembra ironizzare sull’aria eccessivamente distaccata del personaggio.

E veniamo ai giorni nostri: nell’estate 2010 Andrea Guerzoni, in vacanza a Trieste, trascorre una giornata al mare nello stabilimento balneare La Lanterna che sorge poco lontano dallo stabilimento Savoia che Leonor frequentava negli anni Trenta. Ispirato evidentemente dai luoghi in cui l’artista viveva, Guerzoni realizza un disegno sul retro di un poggia-bicchiere di birra: l’immagine rappresenta una Leonor ideale, da libro di illustrazioni, abbigliata come una bambina-principessa attorniata da una cornice di immancabili gatti. Qui il tratto caricaturale si scioglie in un omaggio affettuoso all’immaginario di un’artista del secolo scorso.  

© Corrado Premuda www.corradopremuda.com

le immagini :

Andrea Guerzoni, Portrait-charge de Léonor Fini, 2010
 
Balthus, Portrait-charge de Léonor Fini, 1948-1949, crayon sur fragment de nappe du restaurant Le Catalan, 24 x 17,5 cm. Inscription non authographe en bas à droit:Léonor Fini par Balthus
Collection D.M., Paris. Bibliographie: Jean Clair, Virginie Monnier, Balthus. Catalogue raisonné de l'oeuvre complet, Gallimard, Paris, 1999

Mino Maccari, Leonor trafigge: Fabrizio Clerici, Renato Guttuso, Giorgio Morandi, illustrazioni in Marcello Venturoli, Interviste di frodo, 1945,successivamente in Leonor Fini vista dall'Italia. Ricostruzione di un dibattito, in Maria Masau Dan (a cura di) Leonor Fini. L'italienne de Paris, catalogo della mostra, Museo Revoltella, Trieste, 2009

pubblicato su www.mignak.com, settembre 2010


VIAGGIO NEI "FETICCI" DI ANDREA GUERZONI

di Corrado Premuda

Immagini e parole costruiscono un unico intenso linguaggio per Andrea Guerzoni. I personaggi dei suoi disegni, teneri come figurine dalla testa troppo grande o emblematici come semplici forme animate, sono complementari ai protagonisti delle sue storie surreali e agli aforismi disarmanti.

Con la mostra “Feticci”, visitabile fino al 2 aprile da Winters in via delle Beccherie 7/1 a Trieste, c’è l’opportunità di apprezzare l’immaginario grafico e simbolico di Andrea Guerzoni, artista e poeta torinese che condensa nei suoi lavori personalissime suggestioni visive, letterarie, musicali, psicologiche, con una forte sicurezza di segno e d’intenzione.

Un viaggio che si completa attraverso le parole dei suoi libretti illustrati, che mescolano appunto narrazione e disegni, e che sono fruibili in questi giorni sempre nel centro storico di Trieste, alla fumetteria Neopolis, in piazza Vecchia 5.

Tra questi libri, merita una menzione “La strana storia della rana di Carol Rama”, delizioso racconto sul significato di arte e di essere artista, dove protagonista è la grande Carol Rama (figura emblematica dell’arte contemporanea italiana, ancora attiva a novantadue anni), quasi un “feticcio” per Guerzoni che l’ammira, la studia e riesce a riconsegnarne la magia al lettore. Per ulteriori informazioni si veda il sito www.andreaguerzoni.it

pubblicato su www.labora.it, marzo 2010 

Incursioni quotidiane
di Elisa Scuto


Basta dare una rapida occhiata agli artisti in mostra per capire una delle linee seguite dalla giovane galleria genovese, in questi due anni di attività: ricerca, diffusione e, ovviamente, anche promozione e vendita, della giovane arte (e non solo) con un occhio ben puntato agli sconfinamenti tra “generi” e “specie”...

Guardando i lavori in mostra si ha tutta l'impressione che il luogo sia solo un punto d'appoggio da cui spiccare un volo di immaginazione, un tuffo, un salto, che non fa paura per il vuoto che si para davanti a sé e si rivela quanto mai vicino e familiare. L'incursione di cui parla il titolo è doppia. È quella degli artisti nel contesto urbano, come è più evidente nello stile di Oscar Colombo, Etnik e 108, dal writing alla grafica, al disegno, riflesso di un mondo interiore che si fa ancora più intimo e filtrato nell'osservare le “vite degli altri”, comuni e allo stesso poetiche e straordinarie di Andrea Guerzoni, fantastiche, attinte da libri, giochi e oggetti, di Elena Rapa.

È quella del nostro sguardo a contatto con la multiforme creatività degli artisti di cui è stato scelto di presentare, per ognuno, un ampio spettro di applicazione. «Inizialmente la mostra doveva solo presentare l'evoluzione del lavoro di artisti giovani dal disegno o bozzetto preparatorio all'opera su tavola o tela. Poi, entrando in contatto con loro e vedendo tutti i lavori, è diventato sempre più chiaro che l'espressione artistica di ognuno si potesse mostrare declinata in ulteriori applicazioni: i “Librini” a tiratura limitata di Andrea Guerzoni che uniscono aforismi, poesie e disegni, i toys di Etnik, le t-shirt e le shopper con la grafica di 108 ed Etnik, fino ad arrivare a progetti editoriali come il graffiti magazine, Subliminal art di cui presentiamo i primi tre numeri». Racconta Elena Saccardi direttore artistico di Open LabArt Gallery.

Un vero e proprio pacifico “blitz”, quindi, nel nostro quotidiano che porta con sé, come tutte le incursioni che si rispettino, anche una forte componente di sorpresa.

(...) Ritroviamo Andrea Guerzoni, ormai lontano dall'utilizzo dei colori forti di un tempo, alle prese con un desiderio di “purificazione” e leggerezza nei toni delle tele e dei disegni. Un riccio come un artista, un poeta - sono riconoscibili nei disegni Carol Rama, Alda Merini, Fernando Pessoa - è un essere ripiegato profondamente in se stesso ma aperto al mondo e agli altri facendo parte di una comunità.

E ci ritroviamo sorpresi nello svolgimento delle nostre attività quotidiane, sempre più convinti che - prendendo in prestito un motto di Andrea Guerzoni, pubblicato nella home del suo sito - «L'arte allunga la vita, o l'accorcia, comunque la cambia sostanzialmente».

Andrea Guerzoni (Torino, 1969) è un’artista torinese disegnatore e scrittore di aforismi, quasi un “poeta visivo”. Le sue tele di piccole e medie dimensioni, i disegni e le brevi sentenze sono frammenti di vita. Queste ultime, scritte con brevitas e concinnitas di spirito latino, sono raccolte insieme ai disegni nei suoi “Librini”, che l’artista definisce “contenitori portatili e agili strumenti di comunicazione del pensiero artistico-esistenziale”. Per lui sono tutti mezzi per comunicare con ironia e ambigua leggerezza contenuti nient’affatto frivoli: il loro essere sospesi tra riso e pianto serve a trasmettere e condividere gli aspetti meno piacevoli dell’esistenza umana ed il disagio degli individui, soprattutto i più fragili.

 
dal 12/12/2009 al 6/02/2010
Compagnia Unica - OpenLabArt Gallery Genova


ANDREA GUERZONI
di Claudia Giraud

Perseguire la bellezza, la poesia, la purezza del sentimento. Non è forse da sempre la missione dell’arte, perlomeno quella intesa nella sua accezione più alta? E riuscire a trasmetterne il senso del ridicolo, dell’indignazione, della commozione, dell’umana debolezza, in una parola dell’emozione più sincera, non è forse una prerogativa specifica dell’artista?

“L’arte allunga la vita, o l’accorcia, comunque la cambia sostanzialmente”. Ecco il punto di vista, qui espresso sottoforma di efficace aforisma, di chi, come Andrea Guerzoni, insegue ancora una certa etica, investita di delicata estetica.
La breve e incisiva formula dell’aforisma è ormai da qualche anno parte integrante della sua produzione artistica, fatta soprattutto di disegni e poesie, riuniti sotto il comune denominatore di Librini.
Che, stampati e rilegati in proprio dall’autore in edizioni a tiratura limitata di cento esemplari per ciascun titolo, sono diventati un contenitore visivo portatile e un agile veicolo di trasmissione del suo pensiero artistico-esistenziale.

Testo e immagine, indissolubilmente legati ma capaci ugualmente di vivere in autonoma armonia, sono dunque la cifra stilistica che segna la poetica di questo anomalo artista torinese. Anomalo perché estraneo ai tradizionali circuiti galleristici, dato che ha eletto la libreria a sua congeniale mèta espositiva. E poi perché, affrontando il tema della sublimazione grafico-letteraria di vicende autobiografiche (ma senza scadere nell’autoreferenzialità più sterile) e biografiche di alcune personalità illustri dell’arte, non ha esitato a ritagliarsi un ruolo ben preciso. Quello di interprete di valori universalmente condivisibili, spesso taciuti o semplicemente dimenticati nella fretta della competizione quotidiana.

Così Guerzoni, attraverso sentenze di filosofia spicciola ma di vibrante immaginazione poetica (“L’illusione è una lepre solitaria alla ricerca di un unico filo d’erba”), veloci massime che suggeriscono comportamenti di sano buon senso (“Amore è riconoscere nell’altro il nostro peggior difetto e perdonare entrambi”) o facili norme di vita da appuntarsi ad imperitura memoria (“Chi non sbaglia mai sappia che è comunque in errore”), arriva a comporre un suo personalissimo breviario dell’esistenza.
Dove le parole scritte servono a suggerire velatamente, più che a descrivere, i sentimenti e le azioni dei “personaggini” disegnati su carta, a cui ha donato le fattezze dei suoi artisti luminari.
Fernando Pessoa, Alda Merini e Carol Rama, sono trasformati dalla sua mano sicura in “figurine”, all’apparenza divertenti, inoffensive e rassicuranti, simili ai disegni per fumetti o a quelli infantili. In realtà, portatrici di tematiche e messaggi disorientanti, irritanti, niente affatto frivoli come la sofferenza e la difficoltà esistenziale e psicologica, l’isolamento e la diversità avvertita dall’uomo, in particolare dall’artista, nell’incontro/scontro con la società.
Scegliendoli proprio in quanto maestri di “vita difficile”, che per vivere e sopravvivere hanno inscenato un personaggio, fingendo di essere ciò che davvero erano, esaltando una caratteristica, gettandosi a capofitto nel loro destino, l’artista torinese ha voluto sottolinearne il legame di affinità spirituale.

E la perfetta corrispondenza con la propria ricerca, rivolta a sondare le possibili relazioni tra i concetti di verità, esistenza ed identità, attraverso l’uso di un linguaggio grafico carico di leggerezza e ironia.
Una ricerca che risale ai tempi del diploma in Pittura all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, con una tesi sintomatica dal titolo La sofferenza esistenziale e psicologica dell’artista. Fuga, follia, suicidio. Spunti di riflessione. Poi, precisatasi sempre più grazie alle sue frequentazioni letterarie e poetiche.

L’incontro con la poesia di Alda Merini, meravigliosa creatura ‘resistente’”, -ricorda Guerzoni- “Fernando Pessoa, con tutti i suoi eteronimi e la recente infatuazione per Carol Rama, sono stati determinanti per la mia vita”.

Tanto da indirizzare l’orientamento e le modalità espressive di una figurazione creata di getto, all’improvviso, come del resto succede con gli stessi aforismi o poesie vergate sul primo foglio a portata di mano.
Solo in un secondo tempo riorganizzata su tela o su carta, senza perdere tuttavia il segno folgorante originario della doppia linea, ininterrotta come le oscillazioni del movimento e del pensiero.

da ESPOARTE Contemporary Art Magazine n.47 
giugno/luglio 2007


AFORISMI E TRABOCCHETTI
di Marcello Domiziano Caro

Andrea Guerzoni lavora sull’invenzione di personaggi, all’apparenza divertenti, inoffensivi e rassicuranti. In realtà le sue immagini nascondono altre tematiche, messaggi disorientanti, irritanti che richiamano la difficoltà esistenziale avvertita nella società. Il terreno di ricerca di Guerzoni è quello della sofferenza e l’attitudine alla sua condivisione, la valenza creativa, l’accettazione e la rielaborazione, i limiti e gli sconfinamenti.

Le suggestioni di Guerzoni scaturiscono dalla frequentazione letteraria e poetica di Alda Merini, Fernando Pessoa, e Carol Rama in primis, e si traducono in opere (disegni, dipinti, installazioni e libri) fortemente biografiche ed autobiografiche. La poesia ha determinato l’orientamento ed ha modificato le sue modalità espressive: le figure nascono all’improvviso, come aforismi stenografati di getto sul primo foglio a portata di mano. In un secondo tempo, Guerzoni riorganizza questi appunti su tela o nel disegno con l’aggiunta del nero (talvolta una nota rossa), senza perdere il segno originario.

L’attitudine al gioco-serio è già emersa nelle sue installazioni site-specific per la manifestazione artistica Espressione Giovani (VIII edizione nel 2003 e IX edizione nel 2004), che ho curato personalmente a Piossasco (TO). Questa idea si evidenzia nei lavori recenti, con l’utilizzo di materiali d’uso comune legati all’infanzia e la produzione personale di giocattoli (come il tamburo musicale “Orchestra Gioconda Tristezza” o i fantocci di pezza “Giro come mi gira” presentati alla mostra “Illusioni”, giugno 2006).

L'iconografia di Andrea Guerzoni si dissolve in un'altra realtà attraverso riferimenti a contesti estetici propri di un mondo intimo, ad artisti segnati dalla difficoltà esistenziale, al fumetto e al mondo dei bambini. Con soluzioni volutamente ironiche, leggere, semplici, in netto contrasto e a esaltazione del titolo e del sottotesto, Guerzoni ritrae stati d’animo e sentimenti privandoli del loro contenuto originale e del significato oggettivo, a favore di un nuovo valore estetico comune.

Marcello Domiziano Caro, artista e curatore
novembre 2006

 

UN VIAGGIO
di Rolando Bellini

"Con una tale mancanza di persone 'convivibili', che cosa può fare un uomo sensibile se non inventarsi gli amici o perlomeno i compagni spirituali?"

L'asserzione di Fernando Pessoa può fungere da incipit per delineare un paradigma indiziario, utile a rilevare un percorso artistico tanto intimo.
Quali sono le rotte stabilite da Andrea Guerzoni? Quali i moventi, gli strumenti, le finalità?

L’artista torinese si è diplomato in Pittura all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, con una tesi sintomatica dal titolo “La sofferenza esistenziale e psicologica dell’artista. Fuga, follia, suicidio. Spunti di riflessione”, relatore, il sottoscritto.

Sulle prime “preoccupato” che la tematica potesse essere troppo aderente a chi la proponeva (vista la passione nella scrittura e la colta e precisa selezione delle letture), poi tranquillizzato dall’inusuale immanenza dimostrata dal giovane, non ho fatto altro che constatare l’inizio di un viaggio.

Da alcuni anni Andrea Guerzoni ha “scelto” i suoi compagni, intraprendendo una strada sicuramente non facile, che va perseguita con serietà ma anche con passo “leggero” e prudente.
Con devozione amorosa, determinazione che rasenta l’ostinazione patologica ed impegno non comuni, egli sta compiendo un importante lavoro introspettivo, sostenendo (e facendosi sostenere) gli artisti segnati dalla sofferenza, quasi “santificandoli”.

Non sono molti gli uomini (e fra questi gli artisti) capaci di consacrare la propria vita alla ricerca di sé, coloro che osano esplorare la “crisi'” abbandonando modi e mondi più rassicuranti e assai meno pericolosi.
Sono ancor più rari gli artisti che, in maniera radicale e sistematica, attraversano la crisi alla ricerca di una cosa diversa da quella cui la cultura dominante della loro epoca attribuisce lo status artistico.

L'artista è per vocazione più cosciente delle proprie motivazioni rispetto alla maggioranza ed è capace di esprimere i propri “moti” interiori.  L'artista ha il coraggio di mettersi in viaggio, cercare con ostinazione il confronto con Demoni e Dei e di trasformare il disastro in arte.
Heidegger ci ha lasciato l’abbagliante visione del poeta che si lancia nell’abisso per cercare gli Dei fuggiti dal mondo. Quando (e se) riemerge dalla disperata missione, il poeta offre ciò che è riuscito a raccogliere lungo la rincorsa degli “arrischiati” in fuga.
L’Arte, arma a doppio taglio, devastatrice e salvifica, può diventare il mezzo per esprimere, attraversare e sublimare il dolore e le difficoltà.

Il terreno di ricerca di Andrea Guerzoni è quello della sofferenza (l’attitudine alla sua condivisione, la valenza creativa, l’accettazione e rielaborazione, limiti e sconfinamenti): su questa terra ostile alcuni artisti sono riusciti a coltivare piante bellissime.

Ritrovo dopo alcuni anni l’artista.
“Sono ben felice, nella buona e nella cattiva sorte, di restare un piccolo giardiniere che ama le sue piante”, afferma Guerzoni, citando van Gogh con tale spontaneità da farlo sembrare un pensiero proprio.
Le suggestioni e gli stimoli scaturiti dalla frequentazione letteraria e poetica di Alda Merini, Fernando Pessoa, Vincent van Gogh e Carol Rama, si traducono in opere (disegni, dipinti, installazioni e libri) fortemente biografiche ed autobiografiche.
La poesia ha determinato l’orientamento ed ha modificato le sue modalità espressive: le figure nascono di getto, all’improvviso, come aforismi o poesie stenografate sul primo foglio a portata di mano.

E’ solo in un secondo tempo, apparentemente più calmo e “controllato”, che egli decide se riorganizzare questi “appunti” su tela o se dare volume al disegno con l’aggiunta di un po’ di nero (qualora una nota rossa), senza perdere tuttavia il segno folgorante originario. I suoi lavori parlano, a volte con il fraseggio dei suoi illustri amici "prescelti", altre volte con la sua stessa voce (impastata dalle sue amicizie luminari), con uno stile personale e al tempo stesso conforme a quel "sentire comune". 

Buon viaggio, dunque. 

Rolando Bellini, critico e storico d'arte. 
ottobre 2005

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